Never mind the bee stings

La vita è un giro sulle montagne russe (e la morte anche)

Posted in Effetti speciali, Immaginare by matteb83 on 29 febbraio 2012

Lasciare questo mondo viaggiando sulle rotaie di un ottovolante, tra euforia, stupore e paura. Euthanasia Coaster è un progetto dell’artista e designer Julijonas Urbonas, già direttore di un luna park a Klaipeda in Lituania, suo paese d’origine.

Si parte con una discesa a picco lunga cinquecento metri e si continua con una serie di avvitamenti a spirale. Il tutto dura circa un minuto e l’accelerazione di gravità che si raggiunge è abbondantemente sopra la soglia fatale per l’uomo. Letteralmente, un’esperienza unica.

 

Via today and tomorrow.

Save your season

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 20 febbraio 2012

Keith e Hollie Kenniff oltre ad essere marito e moglie sono anche i componenti dei Mint Julep, band di stanza a Portland dedita a un sinth-pop semplice, lucido e clonato dai modelli originali degli anni ’80. Ideale per un lunedì mattina grigio di pioggia come questo.

Dopo un’uscita limitata in poche copie nel 2008 (Songs about snow), lo scorso anno hanno dato alle stampe il loro primo vero album, Save your season. Ma io li ho scoperti solo l’altro giorno, grazie al bel video della ottima To the sea.

The ones who wait

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 9 febbraio 2012

Denison Witmer. Era entrato nel radar di tanti un po’ di anni fa, quando fece uscire un disco di ottimo folk pop intitolato Are You a Dreamer? Erano i tempi in cui Sufjan Stevens incantava tutti con il suo Illinoise: il buon Denison non era troppo distante da quei paesaggi (anche se agli arrangiamenti orchestrali preferiva suoni poco più che acustici), così l’accostamento tra i due gli concesse un poco di visibilità.

Dopo quel disco l’ho perso di vista e nessuno ha contribuito a ricordami della sua esistenza. Fino all’altro giorno, quando The Line of Best Fit ha pubblicato un’anteprima del suo nuovo album, The Ones Who Wait, in uscita il mese prossimo per Asmathic Kitty.

La canzone si chiama Brooklyn With Your Highest Wall e ne conferma il talento di ottimo e prolifico songwriter (nel frattempo, scopro, ha pubblicato altri due album di inediti e uno dal vivo), anche quando alle prese con suoni più taglienti, scuri e rock.

 

Never mind

Posted in Proiezioni by matteb83 on 8 febbraio 2012

I vinili di Elijah e Bon Iver che se ne sta in disparte

Posted in Collegamenti by matteb83 on 6 febbraio 2012

E’ un lunedì insolito, attutito da tutta la neve caduta nei giorni scorsi: le incombenze sono poche e veloci da sbrigare, il telefono squilla meno del solito. Allora parte della giornata passa recuperando articoli rimasti da leggere dalla settimana passata.

Uno dei più divertenti, e il più adatto a questo clima rilassato e un po’ surreale, è il report uscito sul Village Voice della serata  – giovedì scorso – organizzata da Bon Iver in un locale chiamato Wooly. A mettere i dischi c’era Elijah Wood, che tutti ricorderanno per sempre come il Frodo della triologia del Signore degli Anelli, ma che spesso ha dimostrato di avere ottimi gusti musicali.

Considerato lo scontro/incontro tra le due celebrità protagoniste, la serata non poteva che risultare insolita e non proprio riuscita.

Watch the grizzly

Posted in Collegamenti by matteb83 on 2 febbraio 2012

Il countdown sul sito ufficiale ricorda che mancano 78 giorni e una manciata di ore al Record Store Day, giornata internazionale di celebrazione dei negozi di dischi indipendenti, in cui si loda la loro genuina bellezza e storica importanza. Celebrazione sostenuta di solito anche da una serie di uscite discografiche speciali e limitate, pensate appositamente per i piccoli rivenditori.

L’idea non mi ha mai entusiasmato. Un po’ perché non sono mai stato un assiduo frequentatore di negozi di dischi indipendenti (troppo giovane? Troppo timido per farmi consigliare da sconosciuti cosa ascoltare?), un po’ perché le edizioni limitate non mi hanno mai interessato più di tanto. Ma soprattutto perché, da sempre, sopra l’idea di questa celebrazione aleggia un’aria di innata innocenza e sconfitta segnata, che mi sembra puntare dritto e a tutta velocità verso la più classica delle profezie che si autoavverano.

Tutto questo mi è tornato in mente leggendo il bell’articolo che Francesco Pacifico ha dedicato a Jay-Z, raccontando non la sua carriera di rapper ma quella – parallela e altrettanto fortunata – di imprenditore. Tra le tante vicende attraversate dagli anni ’90 ad oggi (la nascita di Roc-A-Fella e il passaggio alla Def Jam, la (presunta?) coltellata a Lance “Un” Riviera, la (presunta?) rivalità con Nas, la rottura con il socio Damon Dash) ce n’è anche una che lo scorso anno ha fatto discutere proprio in vista del Record Store Day. E che – a mio parere – ne ha scoperto la fondativa debolezza. Francesco Pacifico la racconta tirando fuori un paragone – azzardato ma in fondo azzeccato – con il capolavoro di Warner Herzog Grizzly Man.

Più di quindici anni dopo quel singolo, la carriera musicale di Jay-Z ha il suo capitolo più recente in Watch the Throne, disco in collaborazione col pupillo Kanye West – già produttore dell’album migliore di Jay-Z, The Blueprint, e poi artista di enorme successo da solo. Se il disco è una mossa intelligente di Jay-Z per approfittare della recente fortuna di critica e pubblico di Kanye, ormai considerato un innovatore pop tout court, quasi fuori dall’hiphop, tutto preso dalla moda e dall’arte (la copertina di Watch the Throne è di Riccardo Tisci di Givenchy), e dunque rilanciarsi come artista attivo dopo diversi anni di stanca, l’operazione getta una luce sul rapporto arte/imprenditoria secondo Jay-Z: per il disco si è decisa una strategia promozionale che nell’agosto del 2011 permette a iTunes e ai negozi della catena americana BestBuy di cominciare a vendere l’edizione deluxe del disco una decina di giorni prima di tutti gli altri. La rete di negozi indipendenti che ha creato il Record Store Day (evento mondiale che pubblicizza il ruolo dei negozi indipendenti nella diffusione della musica con serie speciali in vinile e apparizioni di musicisti nei negozi) si è fatta sentire scrivendo ai due rapper una lettera affezionata con il seguente messaggio: “Ci sembra sia una strategia miope, e che le vostre decisioni danneggeranno parecchio oltre 1700 negozi di dischi indipendenti: negozi che hanno sostenuto voi e la vostra musica per anni”.

Si manifesta in questa circostanza un problema fondamentale: i negozianti chiedono rispetto nel nome dell’aiuto che hanno dato alle carriere dei due artisti. Non è un dettaglio: è la stima di negozi e riviste indipendenti ad aver mantenuto una buona parte della credibilità dei due.

La mail continua: “Sappiamo che siete occupati, che mettete il grosso delle energie nella creazione di grande musica, ma vi scriviamo nella speranza che ci ascolterete e cambierete idea”. Una lettera ingenua o provocatoria? Jay-Z è impegnato a capire dove va l’economia e dove va il mercato almeno quanto è impegnato a creare grande musica.

Mi assumo il rischio di un paragone delicato: se prendiamo Grizzlyman, il documentario di Werner Herzog su Timothy Treadwell, il fricchettone amante non ricambiato dei grizzly, morto sbranato dai grizzly, provo a dire nella maniera più ponderata possibile che Jay-Z e Kanye sono i grizzly e i negozianti indipendenti sono il fricchettone amante dei grizzly. Il tema del documentario è come Treadwell ritenesse ci sia empatia fra uomo e grizzly, mentre tutti sanno che non c’è. Herzog, voce narrante: “Su tutti i volti di tutti gli orsi ripresi da Treadwell non ho mai visto affinità, comprensione o pietà. Vedo solo la travolgente indifferenza della natura. / Questo sguardo vuoto suggerisce solo una ricerca quasi meccanica di cibo. Ma per Timothy Treadwell quest’orso era un amico, un salvatore”. Kanye e Jay-Z non sono fatti per stare in armonia con i negozianti indipendenti, e li sbranano appena possono.

The first snow

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 1 febbraio 2012

Cosa c’è di più banale, in questa giornata di neve fitta – la prima del nuovo anno -, che ascoltare un disco intitolato The First Snow? Poco, direi. Eppure così è capitato (per caso, giuro). L’autore è un cantautore e polistrumentista inglese che si fa chiamare Blake.

Tra morbidi brani folk (When the Stars Go Blue, cover di Ryan Adams), college rock d’altri tempi (Over You Tonight), strizzate d’occhio beatlesiane (Un in the Sky/Feet of Clay) e improbabili numeri in stile Bollywood (Mumbai Express), a rimanermi in testa su tutte è Servant’s Blues, incrocio impossibile (ma vero) tra Smash Mouth e Doors. Non so dire bene il perché, ma e quella che meglio si incastra con questo strano clima da dolce apocalisse.

Mp3: Blake > Servant’s Blues