Never mind the bee stings

Watch the grizzly

Posted in Collegamenti by matteb83 on 2 febbraio 2012

Il countdown sul sito ufficiale ricorda che mancano 78 giorni e una manciata di ore al Record Store Day, giornata internazionale di celebrazione dei negozi di dischi indipendenti, in cui si loda la loro genuina bellezza e storica importanza. Celebrazione sostenuta di solito anche da una serie di uscite discografiche speciali e limitate, pensate appositamente per i piccoli rivenditori.

L’idea non mi ha mai entusiasmato. Un po’ perché non sono mai stato un assiduo frequentatore di negozi di dischi indipendenti (troppo giovane? Troppo timido per farmi consigliare da sconosciuti cosa ascoltare?), un po’ perché le edizioni limitate non mi hanno mai interessato più di tanto. Ma soprattutto perché, da sempre, sopra l’idea di questa celebrazione aleggia un’aria di innata innocenza e sconfitta segnata, che mi sembra puntare dritto e a tutta velocità verso la più classica delle profezie che si autoavverano.

Tutto questo mi è tornato in mente leggendo il bell’articolo che Francesco Pacifico ha dedicato a Jay-Z, raccontando non la sua carriera di rapper ma quella – parallela e altrettanto fortunata – di imprenditore. Tra le tante vicende attraversate dagli anni ’90 ad oggi (la nascita di Roc-A-Fella e il passaggio alla Def Jam, la (presunta?) coltellata a Lance “Un” Riviera, la (presunta?) rivalità con Nas, la rottura con il socio Damon Dash) ce n’è anche una che lo scorso anno ha fatto discutere proprio in vista del Record Store Day. E che – a mio parere – ne ha scoperto la fondativa debolezza. Francesco Pacifico la racconta tirando fuori un paragone – azzardato ma in fondo azzeccato – con il capolavoro di Warner Herzog Grizzly Man.

Più di quindici anni dopo quel singolo, la carriera musicale di Jay-Z ha il suo capitolo più recente in Watch the Throne, disco in collaborazione col pupillo Kanye West – già produttore dell’album migliore di Jay-Z, The Blueprint, e poi artista di enorme successo da solo. Se il disco è una mossa intelligente di Jay-Z per approfittare della recente fortuna di critica e pubblico di Kanye, ormai considerato un innovatore pop tout court, quasi fuori dall’hiphop, tutto preso dalla moda e dall’arte (la copertina di Watch the Throne è di Riccardo Tisci di Givenchy), e dunque rilanciarsi come artista attivo dopo diversi anni di stanca, l’operazione getta una luce sul rapporto arte/imprenditoria secondo Jay-Z: per il disco si è decisa una strategia promozionale che nell’agosto del 2011 permette a iTunes e ai negozi della catena americana BestBuy di cominciare a vendere l’edizione deluxe del disco una decina di giorni prima di tutti gli altri. La rete di negozi indipendenti che ha creato il Record Store Day (evento mondiale che pubblicizza il ruolo dei negozi indipendenti nella diffusione della musica con serie speciali in vinile e apparizioni di musicisti nei negozi) si è fatta sentire scrivendo ai due rapper una lettera affezionata con il seguente messaggio: “Ci sembra sia una strategia miope, e che le vostre decisioni danneggeranno parecchio oltre 1700 negozi di dischi indipendenti: negozi che hanno sostenuto voi e la vostra musica per anni”.

Si manifesta in questa circostanza un problema fondamentale: i negozianti chiedono rispetto nel nome dell’aiuto che hanno dato alle carriere dei due artisti. Non è un dettaglio: è la stima di negozi e riviste indipendenti ad aver mantenuto una buona parte della credibilità dei due.

La mail continua: “Sappiamo che siete occupati, che mettete il grosso delle energie nella creazione di grande musica, ma vi scriviamo nella speranza che ci ascolterete e cambierete idea”. Una lettera ingenua o provocatoria? Jay-Z è impegnato a capire dove va l’economia e dove va il mercato almeno quanto è impegnato a creare grande musica.

Mi assumo il rischio di un paragone delicato: se prendiamo Grizzlyman, il documentario di Werner Herzog su Timothy Treadwell, il fricchettone amante non ricambiato dei grizzly, morto sbranato dai grizzly, provo a dire nella maniera più ponderata possibile che Jay-Z e Kanye sono i grizzly e i negozianti indipendenti sono il fricchettone amante dei grizzly. Il tema del documentario è come Treadwell ritenesse ci sia empatia fra uomo e grizzly, mentre tutti sanno che non c’è. Herzog, voce narrante: “Su tutti i volti di tutti gli orsi ripresi da Treadwell non ho mai visto affinità, comprensione o pietà. Vedo solo la travolgente indifferenza della natura. / Questo sguardo vuoto suggerisce solo una ricerca quasi meccanica di cibo. Ma per Timothy Treadwell quest’orso era un amico, un salvatore”. Kanye e Jay-Z non sono fatti per stare in armonia con i negozianti indipendenti, e li sbranano appena possono.

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