Never mind the bee stings

Il mare nel deserto

Posted in Parole, Proiezioni, Verde by matteb83 on 29 giugno 2012

Un centinaio di anni fa, nella Coachella Valley, in California del sud, il fiume Colorado ruppe un canale di irrigazione, straripando in una regione chiamata Salton Sink. L’allagamento continuò per due anni, ed essendo Salton Sink una zona depressiva, le acque del fiume finirono per creare un lago – lungo cinquanta chilometri e largo quindici – che finì per chiamarsi Salton Sea.

La regione – fino a quel momento praticamente sconosciuta – divenne in poco tempo un luogo di villeggiatura, con tanto di spiagge, centri balneari e villaggi attrezzati per accogliere i turisti. Un piccolo mare in mezzo al deserto.

Ma c’era un problema. Anzi due. Il primo consisteva nel fatto che l’acqua che andava ad alimentare il lago non aveva uno sbocco, rendendolo di fatto un grande stagno. Il secondo erano gli agricoltori, che usavano le acque del Salton Sea per irrigare i campi, ma usavano anche pesticidi chimici, che inevitabilmente finivano per inquinare il lago.

Anno dopo anno il Salton Sea inizio a ritirarsi e i pesci che l’avevano popolato a morire. E anche i turisti, ovviamente, iniziarono ad essere sempre meno. I vari villaggi che erano sorti sulle rive del lago furono abbandonati definitivamente negli anni ’80. I loro resti – spettrali e in qualche modo affascinanti – sono mostrati in un bel video firmato dal fotografo, scrittore e documentarista Jim Lo Scalzo.

 

Secondo lo stato della California, il Salton Sea continuerà a ritirarsi. Nel giro di vent’anni si rimpicciolirà del 60 per cento. E ritirandosi lascerà esposti al suolo i residui dei pesticidi che l’hanno inquinato (arsenico e altri materiali chimici pericolosi), con il rischio che i venti – da quelle parti soffiano forti – finiscano per spargerli in tutta la California del sud.

Fotofiori

Posted in Immaginare by matteb83 on 28 giugno 2012

Sarà perché ultimamente le piante sul balcone di casa si sono moltiplicate con conseguente aumento dell’impegno sul fronte giardinaggio, ma quando ho visto le graziose e insensate immagini della serie Camera Gardens, ideata dall’artista brasiliano André Feliciano, ho pensato subito che in qualche modo fossero rilevanti.

Via Fubiz.

Dive

Posted in Proiezioni, Solo canzonette by matteb83 on 27 giugno 2012

Prima si chiamavano Dive – in omaggio all’omonima canzone dei Nirvana – e ora si fanno chiamare DIIV – per evitare confusioni con l’omonima band belga. A guidarli è Zachary Cole Smith, già membro degli ottimi Beach Fossils. Il loro disco d’esordio si chiama Oshin ed è uscito giusto ieri per la Captured Tracks.

A volerla spiegare con poche parole, la musica dei DIIV potrebbe essere l’esatto punto d’incontro tra dream pop e shoegaze. Due generi che vengono solitamente considerati molto vicini, ma distinti ognuno da sfumature e caratteristiche specifiche: più leggero e sognante il primo, più vaporoso e introverso il secondo. Oshin questi elementi li contiene tutti e li mischia con sapienza, senza paura di riempire lo spettro sonoro di chitarre riverberate e liriche inintelleggibili o quasi.

Più che da ascoltare, un disco dentro cui perdersi. O, meglio ancora, tuffarsi.

Hacienda management

Posted in Collegamenti by matteb83 on 26 giugno 2012

Lavorando per un’università, conosco bene la vastità delle materie che possono essere oggetto di un corso di laurea, un master, una scuola di specializzazione, una summer school o qualcos’altro ancora. Non mi sorprende molto, quindi, venire a sapere che la University of Central Lancashire ha pensato a un master in Music industry management and promotion. L’Inghilterra e la sua roboante ed eccentrica industria musicale sono il luogo ideale per un corso del genere.

E’ più curioso, invece, che a sponsorizzare il master in questione sia Peter Hook, non solo ex bassista di Joy Division e New Order, ma anche una delle anime che hanno dato vita al leggendario club di Manchester chiamato Hacienda. Nato all’inizio degli anni ’80, l’Hacienda è stata una location fondamentale per la nascita e crescita della new wave inglese ed è diventato in seguito il fulcro della stagione di acid e rave music. Ha chiuso i battenti nel 1997, sommerso da troppe droghe e storie di violenza.

Proprio a partire da quell’esperienza, Peter Hook ha pubblicato nel 2009 un libro intitolato “The Hacienda. How Not to Run a Club”. E in effetti, a riguardare la storia del club di Manchester, le regole accademiche di management non sembravano esattamente di casa. A tal proposito, scrive il Guardian:

The Hacienda rarely made any money even as it became world famous: Hook recalled one epic night when the indoor fireworks set the entire New Year’s Eve takings up in smoke. He once said sadly that it would have been cheaper for the band – whose hits kept the club running – if they’d handed everyone in the queue a tenner each and turned them away.

Buona parte del successo dell’Hacienda, con ogni probabilità, è stato dovuto anche alla sua gestione – diciamo così – non proprio ortodossa.

Peter Hook, però, sembra nel frattempo aver messo la testa a posto. Gli argomenti del master lanciato dall’Università inglese sono infatti piuttosto tradizionali, ben orientati al lato più commerciale della gestione di progetti musicali: “identifying and monetising viable music projects, business planning, presenting and formatting music for commercial release, devising and executing marketing plans & promotional campaigns”.

C’era da aspettarselo, probabilmente: dopotutto di un corso universitario si tratta, e questo si insegna, per lo più, nelle università. Ma da un personaggio come Peter Hook e da una storia come quella dell’Hacienda forse si poteva sperare in una prospettiva differente.

Breaking Lego

Posted in Immaginare, Proiezioni, Scemenze by matteb83 on 25 giugno 2012

Mancano ancora venti giorni alla partenza della quinta (e ultima) stagione di Breaking Bad, a mio modesto parere la migliore serie tv degli ultimi – umh – quattro anni.

Niente di meglio, allora, per ingannare l’attesa, che rifarsi gli occhi ammirando il Breaking Bad Lego Meth Lab. E sì, volendo, c’è anche l’RV.

Fun

Posted in Parole, Solo canzonette by matteb83 on 22 giugno 2012

Mi avevano avvertito, ma resto comunque stupito di quanto l’investimento di un posto letto a pochi passi dal mare per un paio di mesi possa cambiare la prospettiva sulle cose.

Questa settimana di caldo soffocante e già pienamente estivo, ad esempio, è passata tutto sommato leggera al pensiero di un weekend assolato tra le comodità premurose dall’Hana-Bi, in quel di Marina di Ravenna.

Se poi, scegliendo a caso tra i dischi ancora da ascoltare, finisce in cuffia Do Things, il nuovo album di Dent May, con la sua sfilza di canzoni chiare e luccicanti, sembra quasi di sentire già la sabbia sotto i piedi, e le ultime ore di ufficio volano via ancora più in fretta.

Mp3: Dent May > Fun

Walk this way

Posted in Collegamenti, Verde by matteb83 on 21 giugno 2012

Da qualche settimana a Bologna è partita una lodevole iniziativa chiamata T Days. Significa che il sabato e la domenica le tre principali strade del centro storico (via Ugo Bassi, via Rizzoli e via Indipendenza – che sulla pianta della città si incrociano formando, appunto, una T) vengono chiuse al traffico, sia privato che pubblico, e possono essere attraversate solo da pedoni e ciclisti.

Al di là delle inutili polemiche che inevitabilmente sono nate (commercianti ottusi vs. il buon senso), l’idea è intelligente, funziona bene e trasporta la città un po’ più vicino al resto del mondo civilizzato. Favorire i percorsi pedonali e ciclabili è un’esigenza che non si può più rimandare.

Per continuare su questo percorso, un’altra buona idea arriva da Raleigh, North Carolina. Il progetto – finanziato con Kickstarter – si chiama Walk [Your City] ed è molto semplice: dotare gli incroci della città di segnali stradali per pedoni che indicano non solo le destinazioni principali ma anche quanti minuti distano a piedi. In più c’è un codice QR che punta alla mappa del percorso da fare. Guerrilla Wayfinding, lo chiamano, probabilmente esagerando con il marketing. Ma resta una buona idea, ed è a disposizione di tutti.

Panchine diverse

Posted in Immaginare by matteb83 on 20 giugno 2012

In queste giornate caldissime e afose, il rifugio di una panchina – possibilmente all’ombra – è cosa sempre molto gradita.  Magari però non una delle Modified Benches disegnate dall’artista danese Jeppe Hein. Non sembrano comodissime.

Via Fubiz.

Sospeso, glaciale, rarefatto, evocativo, impalpabile

Posted in Parole, Solo canzonette by matteb83 on 19 giugno 2012

Valtari, il nuovo album dei Sigur Rós, non è un granché. E lo dice uno che accanto allo stereo sfoggia un cofanetto con in copertina la foto di un iceberg e dentro ben sette 33 giri della band islandese.

Gli indizi a sfavore di questo sesto lavoro in studio, del resto, c’erano tutti. Prima, l’avvio della carriera solista del cantante e chitarrista Jónsi, con un disco – Go – colorato e divertente che proseguiva sulla strada di canzoni più compatte e pop avviata dal precedente album della band (Með suð í eyrum við spilum endalaust). Poi, la notizia di mesi di lavoro in sala prove e in studio di registrazione buttati a seguito di un risultato non abbastanza soddisfacente. Infine, l’abbandono del membro storico e tastierista Kjartan Sveinsson alla vigilia della partenza per l’ennesimo tour mondiale.

Per dirlo con poche parole, Valtari contiene tutti gli ingredienti di contorno di un disco dei Sigur Rós  – quelli di solito raccontati da aggettivi come “sospeso”, “glaciale”, “rarefatto” – ma si dimentica completamente di inserire al suo interno delle canzoni, qualcosa in grado di dare una struttura ai cinquanta minuti e passa di suoni “evocativi” ed “impalpabili” che riempiono le otto tracce in scaletta. Tanto che, più che canzoni dei Sigur Rós sembra di sentire versioni estese dei passaggi di raccordo che nei dischi precedenti univano una traccia a quella successiva.

A peggiorare la situazione, poi, c’è la serie di video, temo non ancora conclusa, chiamata Mystery Film Experiment, che fin’ora ha messo insieme alcuni imbarazzanti esperimenti artsy come accompagnamento visivo alle tracce del disco.

Da fan di lunga data della band islandese, a questo punto, non so bene cosa augurarmi per il futuro.

C’è anche Rough Trade, ovviamente

Posted in Collegamenti, Immaginare, Scemenze by matteb83 on 18 giugno 2012

Una mappa di Londra disegnata tutta a mano, con in evidenza le linee della metro e i luoghi di maggiore interesse. Da notare il triangolo magico Shoreditch – Cool – Rough Trade.

E’ costosetta, ma varrebbe la pena.