Never mind the bee stings

The beautiful ones

Posted in Parole, Sì viaggiare, Solo canzonette, Sul palco by matteb83 on 14 giugno 2012

Siamo stati – la morosa ed io – all’Optimus Primavera Sound, neonato gemello portoghese del Primavera Sound di Barcellona,  e le cose da raccontare sarebbero parecchie. Dalla classe infinita degli Yo La Tengo al pessimo concerto dei Drums, dallo spettacolare set dei Flaming Lips al forfait causa pioggia dei Death Cab For Cutie, dai divertentissimi Kings Of Convenience ai Beach House, relegati in un palco troppo piccolo per la loro fama. E ancora, le bellissime nuove canzoni degli XX, gli ottimi I Break Horses, un Lee Ranaldo in gran forma.

Mi limito invece a due menzioni particolari, dedicate alle due band che più hanno lasciato il segno nella nostra tre gioni al verdissimo Parque da Cidade di Porto.

La prima è per i Suede, nome di punta della giornata di apertura del festival. Li ho sempre ascoltati poco e la loro reunion, risalente a ormai un paio di anni fa, mi aveva lasciato piuttosto indifferente. Il piano era quindi sedersi in cima alla collina di fronte al palco principale e riposarsi una mezz’ora ascoltando distrattamente il concerto.

Dopo un paio di canzoni, però, eravamo già in piedi. Brett Anderson e soci hanno regalato un’ora e mezza di set irresistibile: suoni impeccabili, grinta e classe da vendere. Da ogni parte traspirava – ed è questo che ci ha colpito e conquistato tanto – una passione mai sopita per quelle canzoni e per quella musica.

Il senso ultimo di una reunion credo stia proprio qui: dimostrare – a se stessi e al pubblico – di avere ancora qualcosa da dire. E i Suede, senza alcun dubbio, ci sono riusciti.

Poi ci sono i Bigott, nome rivelazione del nostro Primavera Sound portoghese. Loro sono spagnoli, di Saragozza, e a guidarli è un tale Borja Laudó, buffo signore barbuto dalla voce profonda e dotato di notevoli movenze ballerine.  Le loro canzoni sono pasticci pop che mescolano il folk più giocoso a certi ritmi dritti degli anni ’80 (o meglio del revival degli anni ’80, che ormai è un genere a sé). E su tutte svetta Cannibal Dinner: piccola hit tanto contagiosa da diventare immediatamente l’inno più o meno ufficiale del festival.

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