Never mind the bee stings

Lady Eleonor

Posted in Collegamenti, Immaginare by matteb83 on 31 ottobre 2012

Eleonora Antonioni l’ho scoperta un bel giorno grazie alla sua pagina Tumblr, trovata non ricordo assolutamente come. Da quel giorno non ho più smesso di seguirla.

Lei è un’illustratrice e fumettista ed è molto brava. Fa un sacco di cose belle che pubblica attraverso la sua piccola etichetta di autoproduzione chiamata Lady EleonorArt Self-Publishing.

E’ tutto spiegato molto bene in un bel post su Stream Magazine. E io segnalo la cosa soltanto perché in questo modo ho una scusa per pubblicare una delle bellissime illustrazioni a tema Halloween e biciclette realizzate per l’occasione.

Before the blinding light of day

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 30 ottobre 2012

Non avevo mai considerato più di tanto gli Helio Sequence, prima di questo loro nuovo Negotiations. Ogni volta che provavo ad ascoltarli avevo sempre l’impressione di essere di fronte a un meticoloso distillato di un’entità astratta che si potrebbe chiamare indie rock americano contemporaneo. Da un certo punto di vista era utile: era una specie di bignami sonoro di quello che stava accadendo. Ma in verità l’effetto “già sentito” finiva per far perdere gran parte dell’interesse. E un po’ dispiaceva perché, nonostante tutto, il duo di Portland dimostrava ogni volta di saperci fare e non poco.

Con Negotiations finalmente le cose cambiano. Dal punto di vista sonoro siamo sempre da quelle parti (Death Cab For Cutie e Built To Spill annacquati tra Mercury Rev e i Flaming Lips più morbidi), ma il distillato questa volta è infuso in una serie di canzoni capaci di animare un disco intenso e ben equilibrato.

Di certo non c’è da gridare al miracolo, ma il passo avanti è evidente e Negotiations finisce per farsi ascoltare con piacere senza avere intenzione di stancare.

The Helio Sequence > When The Shadow Falls

Atterrando

Posted in Sì viaggiare, Scemenze by matteb83 on 29 ottobre 2012

 

Il video in time-lapse degli aeroplani che a decine si mettono in coda in attesa di atterrare all’aeroporto londinese di Heathrow è una delle cose più ipnotiche che mi sia capitato di vedere ultimamente.

Via Notcot.

L’EP del venerdì: Knock On Wood

Posted in Nastroni by matteb83 on 26 ottobre 2012

Munito di auricolari, cerco di ascoltare sempre tanta musica quando sono al lavoro. Mi aiuta a tenere il ritmo e a portare a termine in tempo le tante cose che ogni giorno ci sono da fare.

Da un po’ di tempo ho deciso di dividere in due parti gli ascolti della giornata. La mattinata è dedicata alle nuove uscite: dischi pubblicati di recente o quantomeno nell’anno in corso. Nel pomeriggio invece entra in scena “la roba vecchia”, che, come è chiaro, può voler dire qualunque cosa, ed è sempre divertente spaziare giorno dopo giorno tra i generi e i decenni.

La manciata di canzoni di questa settimana è allora “roba vecchia” scovata di recente. C’è tanto jazz e – sul finale – una spruzzata di funk e di soul. Spero sia di vostro gradimento. Buon ascolto e buon fine settimana.

L’EP del venerdì #7 – Knock On Wood

01. Going, Going, Going! – J.J. Johnson & Kai Winding

02. Circus – Art Blakey & The Jazz Messengers

03. St. Louis Blues – Dizzy Gillespie

04. Knock On Wood – Reuben Wilson

05. Watermelon Man – Monk Higgins

Toss and turn

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 25 ottobre 2012

Non si può dire che Former Lives sia quello che mi aspettavo quando ho saputo che Benjamin Gibbard avrebbe fatto uscire un album solista. L’attesa – e penso fosse un’idea condivisa da molti – era per un disco di cantautorato acustico o al limite semi-acustico. Qualcosa di simile a quanto fatto lo scorso anno da J Mascis, per intenderci. O per andare ancora più indietro, un disco che riprendesse le fila di quel bellissimo EP che era il quinto volume della serie Home, diviso a metà tra Gibbard e Andrew Kenny degli American Analog Set.

Former Lives invece è tutt’altro. Non mancano ovviamente i momenti pacati in chiave folk (I’m Building a Fire, Lady Adelaide, l’ottima Lily) e non mancano nemmeno episodi che fanno venire in mente dei Death Cab For Cutie semplificati (Oh, Woe, Bigger than Love, Teardrop Window). Quello che emerge davvero però è la varietà di toni e soluzioni che si susseguono canzone dopo canzone: il country di Broken Yolk in Western Sky, l’omaggio ai Calexico di Something’s Rattling (Cowpoke), quello agli ultimi Teenage Fanclub di Duncan, Where Have You Gone? e persino lo scherzo triste a cappella di Shepherd’s Bush Lullaby.

Sono i momenti più inaspettati che finiscono per colpire. E danno il senso di un disco che vuole essere allo stesso tempo una pausa per provare altro e un passo avanti per smarcarsi da un ruolo che rischia di diventare stretto. Ricordando sempre – A Hard One to Know lo spiega bene – che si è ancora ben in grado di accelerare i tempi, andando a segno senza fatica.

Benjamin Gibbard > A Hard One to Know

Classe

Posted in Immaginare by matteb83 on 24 ottobre 2012

Non sono tanto foto di classe, ma piuttosto foto di classi, e la differenza non è nemmeno troppo sottile. Il progetto si chiama Classroom Portraits ed è del fotografo Julian Germain. Altri scatti sul sempre ottimo Fubiz.

Over and over many setting suns

Posted in Proiezioni, Solo canzonette by matteb83 on 23 ottobre 2012

 

I Two Door Cinema Club ci sanno fare, e con il loro nuovo album, che si chiama Beacon, hanno scelto di staccarsi dalla frenesia punk-funk dell’esordio (Tourist History, uscito nel 2010), ma senza allontanarsi troppo dalle melodie contagiose e dagli andamenti trascinanti che sono i loro marchi di fabbrica.

Non inventano nulla di nuovo (e direi che ne sono ben consapevoli). Ma il loro lavoro lo fanno bene e sono capaci di regalare una mezz’ora di musica che si ascolta volentieri.

Energia sprecata

Posted in Effetti speciali, Verde by matteb83 on 22 ottobre 2012

 

La Perpetual Energy Wasting Machine, ideata da Niklas Roy, fa esattamente quello che promette: spreca energia. Attraverso un sistema di leve e carrucole, la macchina è capace di tenere in costante movimento un ascensore, alimentandosi dell’energia prodotta dall’apertura e chiusura delle porte dell’ascensore stesso.

Dato che siamo gente precisa, poi, dentro l’ascensore c’è una calcolatrice che tiene il conto dei kilojoule buttati. E non a caso, i risultati finiscono nel cestino.

Via today and tomorrow.

L’EP del venerdì: Teardrop Windows

Posted in Nastroni by matteb83 on 19 ottobre 2012

E’ stata una settimana piena, fatta di giornate di corsa e scarsissimo tempo per rifiatare. Per cui la raccolta di canzoni del weekend questa volta è più che altro un promemoria per il sottoscritto. Un post-it per ricordarmi di approfondire la conoscenza di due o tre dischi usciti di recente che dai primi ascolti promettono molto bene.

Sperando che arrivino presto giorni più clementi nel tempo concesso alla musica: un bene che è sempre preziosissimo e che per questo va utilizzato con cura. Buon ascolto e buon fine settimana.

L’EP del venerdì #6 – Teardrop Windows

01. Teardrop Windows – Benjamin Gibbard

02. Fishing Buddies – Masha Qrella

03. The Doors Of Then – Tim Burgess

04. Believe Me/Leave Me – Bye Bye Bicycle

05. The Diaz Brothers – The Mountain Goats

Non guardare

Posted in Parole by matteb83 on 18 ottobre 2012

Il gruppetto di ragazzi armati di striscione e megafono espone rumorosamente le proprie ragioni davanti al palazzo simbolo dell’ingiustizia prescelta. Seduto sopra una panchina nella piazzetta antistante, provo a godere del poco sole che offre la giornata e, benché dia loro le spalle, di tanto in tanto mi volto, incuriosito più che da quello che hanno da dire, dai modi polverosi che hanno scelto di utilizzare per dirlo. Hanno un po’ di anni in meno dei miei, ma metodi e parole sembrano arrivare da decenni lontani, quando quei metodi e quelle parole ancora avevano la capacità di catturare l’attenzione.

Oggi invece è come se non ci fossero. I passanti passano, sfilano diverse biciclette, chi è fermo a chiacchierare getta appena uno sguardo e torna in fretta ai propri interessi. Anche loro, i contestatori, sembrano saperlo. Ingessati nel loro metodo comunicativo, riescono inevitabilmente a rendersi conto del loro scarso successo. E dopo qualche minuto ancora di parole confuse urlate al megafono, avvolgono lo striscione e abbandonano il presidio.

Sono una dozzina e si incamminano scuri in volto, senza quasi parlare tra loro. Attraversano in diagonale la piazzetta, intenzionati a guadagnare il portico più vicino e risalire la strada fino al cuore della zona universitaria. E’ a questo punto che da quello stesso portico, quasi in contemporanea, comincia a sfilare un’ordinata scolaresca: una ventina abbondante di ragazzini – saranno di prima o seconda media – che procedono in fila per due e a passo spedito, felici di una mattinata lontana dalla solita classe. Ipotizzo stiano andando verso qualche museo, ce ne sono diversi da queste parti. Quello di minerologia, forse. O magari quello di geologia, che ospita grandi dinosauri, fossili e altre meraviglie.

Lo scontro tra i due gruppi è inevitabile. I contestatori rallentano il passo aspettando che i nuovi arrivati sfilino fino in fondo e lascino libero il portico. In due portano lo striscione arrotolato alla buona, preceduti dal ragazzo con il megafono e seguiti da tutti gli altri. Gli sguardi dei ragazzini delle medie, animati dagli stimoli di una strada che forse vedono per la prima volta, finiscono subito tutti su di loro. Uno dice ad alta voce: “Oh, protesta. Cavolo!” Molti gettano un’occhiata furtiva e tornano velocemente a guardare avanti, come spaventati o imbarazzati da quella visione. Uno invece continua a fissarli da quando sono entrati nel suo campo visivo e sembra non riuscire a distogliere lo sguardo. Allora una delle insegnanti gli si avvicina, gli appoggia una mano sulla testa e gli sussurra: “Non guardare”. Poi, dolcemente ma con decisione, lo spinge avanti.