Never mind the bee stings

Non guardare

Posted in Parole by matteb83 on 18 ottobre 2012

Il gruppetto di ragazzi armati di striscione e megafono espone rumorosamente le proprie ragioni davanti al palazzo simbolo dell’ingiustizia prescelta. Seduto sopra una panchina nella piazzetta antistante, provo a godere del poco sole che offre la giornata e, benché dia loro le spalle, di tanto in tanto mi volto, incuriosito più che da quello che hanno da dire, dai modi polverosi che hanno scelto di utilizzare per dirlo. Hanno un po’ di anni in meno dei miei, ma metodi e parole sembrano arrivare da decenni lontani, quando quei metodi e quelle parole ancora avevano la capacità di catturare l’attenzione.

Oggi invece è come se non ci fossero. I passanti passano, sfilano diverse biciclette, chi è fermo a chiacchierare getta appena uno sguardo e torna in fretta ai propri interessi. Anche loro, i contestatori, sembrano saperlo. Ingessati nel loro metodo comunicativo, riescono inevitabilmente a rendersi conto del loro scarso successo. E dopo qualche minuto ancora di parole confuse urlate al megafono, avvolgono lo striscione e abbandonano il presidio.

Sono una dozzina e si incamminano scuri in volto, senza quasi parlare tra loro. Attraversano in diagonale la piazzetta, intenzionati a guadagnare il portico più vicino e risalire la strada fino al cuore della zona universitaria. E’ a questo punto che da quello stesso portico, quasi in contemporanea, comincia a sfilare un’ordinata scolaresca: una ventina abbondante di ragazzini – saranno di prima o seconda media – che procedono in fila per due e a passo spedito, felici di una mattinata lontana dalla solita classe. Ipotizzo stiano andando verso qualche museo, ce ne sono diversi da queste parti. Quello di minerologia, forse. O magari quello di geologia, che ospita grandi dinosauri, fossili e altre meraviglie.

Lo scontro tra i due gruppi è inevitabile. I contestatori rallentano il passo aspettando che i nuovi arrivati sfilino fino in fondo e lascino libero il portico. In due portano lo striscione arrotolato alla buona, preceduti dal ragazzo con il megafono e seguiti da tutti gli altri. Gli sguardi dei ragazzini delle medie, animati dagli stimoli di una strada che forse vedono per la prima volta, finiscono subito tutti su di loro. Uno dice ad alta voce: “Oh, protesta. Cavolo!” Molti gettano un’occhiata furtiva e tornano velocemente a guardare avanti, come spaventati o imbarazzati da quella visione. Uno invece continua a fissarli da quando sono entrati nel suo campo visivo e sembra non riuscire a distogliere lo sguardo. Allora una delle insegnanti gli si avvicina, gli appoggia una mano sulla testa e gli sussurra: “Non guardare”. Poi, dolcemente ma con decisione, lo spinge avanti.

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