Never mind the bee stings

Mancato riscatto

Posted in Messaggi by matteb83 on 30 novembre 2012

Ieri mi è arrivato in posta un breve comunicato stampa con cui l’INPS annunciava di aver aperto una pagina Facebook dedicata al riscatto della laurea, un po’ per promuovere l’opportunità di guadagnare (pagando, e non poco) qualche anno di pensione, un po’ per dare qualche informazione utile sia a chi ci sta pensando, sia a chi c’è già dentro.

L’iniziativa è non solo lodevole, ma anche azzeccata nella scelta del mezzo rispetto al target. Oggigiorno è l’abc, certo, ma per da un mastodonte della burocrazia come l’INPS è un passetto avanti che mostra buone intenzioni nella direzione dello svecchiamento.

Poi vai a vedere la pagina e ti imbatti in post come questo:

Il mancato pagamento della prima rata è considerato come rinuncia alla domanda che viene archiviata dall’Inps senza ulteriori adempimenti.

La rinuncia non preclude la possibilità di presentare una nuova domanda di riscatto per lo stesso titolo e periodo. In tal caso l’onere di riscatto verrà ricalcolato con riferimento alla data della nuova domanda.

Ed eccolo, il classico incomprensibile e antilinguistico linguaggio burocratico che da sempre caratterizza in negativo la pubblica amministrazione italiana tutta, qui ricopiato senza alcuno sforzo di semplificazione o spiegazione.

La morale è stata ripetuta mille volte e resta sempre la stessa: non basta una presenza su un social network per essere al passo coi tempi e far passare l’idea di essere vicino ai cittadini, bisogna anche conoscerne il linguaggio e le regole e iniziare a rispettarli.

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Schiaccia stress

Posted in Immaginare, Scemenze by matteb83 on 29 novembre 2012

E’ arrivata fino all’Atlantic la piccola e geniale idea di Fra Biancoshock che allieta l’attesa alle fermate di tram e bus di Milano con riquadri di pluriball (la carta da imballaggi fatta di bolle d’aria che è impossibile non voler fare esplodere a ripetizione), distribuiti gratis e in tre formati a seconda del tempo di attesa previsto.

Raccolta radiatori

Posted in Collegamenti, Messaggi, Proiezioni by matteb83 on 28 novembre 2012


Gli stereotipi sono meccanismi complicati e incredibilmente resistenti. Ogni volta che ci si trova ad affrontare un tema a cui sono collegate immagini e idee preconcette, quelle immagini e quelle idee sono l’ostacolo maggiore da superare. E poiché gli stereotipi per essere tali sono immancabilmente eccessivi, estremi e privi di sfumature, un ottimo modo per smascherarli è capovolgerli.

E’ quello che hanno fatto i componenti del Norwegian Students’ and Academics’ International Assistance Fund (SAIH) con il video/campagna parodia Radi-Aid: Africa for Norway, che sta avendo grande successo in rete in questi giorni (un milione e quattrocentomila visualizzazioni su YouTube in meno di due settimane). Anja Bakken Riise e Erik Schreiner Evans, due degli ideatori del video, ne parlano in una lunga e interessante intervista su Africa is a Country.

Il video parodizza le campagne benefiche a base di all star band per raccogliere fondi a favore dell’Africa. E proprio a questo proposito sono rivelatrici le parole dei due intervistati, che spiegano qual è stata l’idea da cui sono partiti:

Honestly, I find Band Aid really offensive. “Where nothing ever grows, no rain nor rivers flow” — I mean, come on! I understand their motivation for writing this in 1984 — there was widespread hunger in Ethiopia that needed instant attention. But the song and its video is so patronizing, and so full of a top-down understanding of how people in the world relate to each other, that my motif behind making a Band Aid-parody was to reach all the people who have sort of succumbed to this skewed image of the world.

La ragione del grande successo di Africa for Norway, in fondo, è tutta qui. Il video va a toccare una delle fonti più potenti e quindi insidiose degli stereotipi collegati all’Africa: quella della mobilitazione del nord del mondo caritatevole verso il sud del mondo senza speranze. Il Band Aid negli anni ’80 è stato forse il momento di maggiore successo di questa idea e ha contribuito pesantemente al suo radicamento in profondità nella coscienza collettiva. E poiché quell’idea nasce da una – per carità – autentica volontà di aiuto e sostegno a popolazioni in difficoltà, è molto difficile riuscire a modificarla, articolarla o anche solo scalfirla.

Ce l’hanno fatta con ottimo intuito e intelligenza quelli del SAIH, andando alla radice dello stereotipo e – semplicemente – capovolgendolo.

Pan-da

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 27 novembre 2012

Spiazzare sembra essere la parola d’ordine che anima la musica dei Deerhoof. E’ abbastanza chiaro già ascoltando i loro dischi – e l’ultimo, ottimo Breakup Songs non fa eccezione – ma diventa davvero lampante quando capita di vederli in azione su un palco. Ieri sera, ad esempio, hanno suonato al Locomotiv Club di Bologna per l’unica data italiana del loro tour europeo.

Di fronte al pubblico assiepato ed entusiasta si potevano distinguere: un batterista esagitato, sciabolato e sudatissimo, capace di tirare fuori da pochi piatti e tamburi ritmi mutanti e solidissimi allo stesso tempo; un chitarrista uscito da qualche band hard rock anni ’70 ben rifornita di anfetamine, pantaloni rossi e mosse da perfetto guitar hero; un altro chitarrista, nerd e introverso, perso tra art-rock e jazz evoluzionistico; e Satomi Matsuzaki, la cantante-bassista che contribuisce a scombinare definitivamente le carte aggiungendo al tutto il micidiale ingrediente cartone animato giapponese.


Il video è di bipolab.

Dischi, soprattutto

Posted in Immaginare by matteb83 on 26 novembre 2012

Come prevedibile, il soggetto principale della serie Bedroom rockers di Christopher Woodcock, che riprende le stanze da letto e/o gli spazi di lavoro di alcuni (a me ignoti) dj, sono i dischi. Ben ordinati in scaffali e scansie o sparsi in giro ad accentuare la confusione di fondo.

UC

Posted in Effetti speciali, Messaggi by matteb83 on 26 novembre 2012


Il rebranding coraggioso e radicale della University of California. Da un logo con 140 anni di storia a un monogramma minimale su cui ricostruire l’identità – colorata, oceanica – dell’ateneo statunitense.

L’EP del venerdì: Life Is a Long Time

Posted in Nastroni by matteb83 on 23 novembre 2012

Buon ascolto e buon fine settimana.

L’EP del venerdì – Life Is a Long Time

01. Underneath the Sycamore – Death Cab For Cutie

02. Life Is A Long Time – Los Campesinos!

03. Half Moon – Iron And Wine

04. Especially Me – Low

05. Tugboat – Galaxie 500

Twitter in potenza

Posted in Gli internets by matteb83 on 23 novembre 2012

A margine dell’ennesima, tragica esplosione di violenza nella Striscia di Gaza, sono fioriti i commenti e gli approfondimenti sull’utilizzo dei social media, e in particolare di Twitter, non più solo da parte di semplici cittadini, giornalisti e politici, ma anche da parte dei due eserciti che si contrappongono nelle azioni di guerra.

Non è esattamente una novità: se ne era già parlato anche su queste pagine qualche tempo fa in relazione al conflitto in corso tra il Kenya e il gruppo islamico Al Shabaab, che controlla il sud della Somalia. Ora la cosa è arrivata fino a Israele e se ne sono accorti in tanti.

Come detto, gli approfondimenti e i commenti usciti sul tema sono molti. Non voglio quindi aggiungere altre parole, se non avanzare un precisazione, perché uno dei rischi maggiori quando si tratta di questi argomenti è perdere di vista l’essenza dell’oggetto di cui si sta parlando.

L’oggetto, in questo caso, è Twitter che – stando a Wikipedia – è “un servizio gratuito di social network e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lunghezza massima di 140 caratteri”. Un mezzo di comunicazione, quindi. Niente di più. Efficace, diffuso, utile sotto tanti punti di vista, ma niente più che uno strumento in sé neutro, che chiunque può decidere di utilizzare in un senso o in un altro o in un’altro ancora.

Twitter non è né arma di pace, né campo di battaglia: è entrambe le cose in potenza. Una volta chiarito questo, si può iniziare a parlare.

Watermark fail

Posted in Effetti speciali, Immaginare, Scemenze by matteb83 on 22 novembre 2012

Questa bisogna spiegarla per bene. Perché – nonostante le apparenze – non è né l’opera controversa di qualche artista contemporaneo, né il tagliente messaggio di protesta di qualche gruppo politico radicale. L’immagine qui sopra è presa invece dal sito istituzionale del servizio postale degli Stati Uniti, e per capirci qualcosa bisogna fare luce su due dettagli.

La prima cosa da sapere è che lo U.S. Postal Service dal 2007 ha introdotto una serie di francobolli che non hanno un valore fisso. Si chiamano Forever Stamps e nello spazio in cui solitamente è indicato il valore del francobollo mostrano la parola Forever. Sono francobolli utilizzati per la corrispondenza comune (First Class) e in virtù del loro status permanente restano in vigore anche qualora vengano modificate le tariffe postali.

La seconda cosa da dire è che per evitare falsificazioni – cioè che qualcuno si stampi comodamente i francobolli in casa – lo store online del servizio postale americano mette una barra diagonale sul valore dei francobolli riprodotti.

Da qui il disguido. Quelle che erano immagini specchio di un certo patriottismo retorico tipicamente americano, con il trattamento del watermark ne diventano improvvisamente una curiosa e involontaria satira. Non solo per collezionisti.

Nuova sincerità

Posted in Collegamenti by matteb83 on 21 novembre 2012

Looking back all the way to the 1950s and tracking the trajectory of pop culture, I do see an over-emphasis on irony for sure, but early in the aughts I see a change. Maybe it was September 11, and maybe it was that combined with the pendulum swing of time, but whatever the case, around the turn of the century, something began to shift. Today, vulnerability shows up in pop music where bravado and posturing once ruled—see artists across every genre, from Conor Oberst to Lady Gaga to Frank Ocean. Television sitcoms and “bromance” movies depict authentic characters determined to live good lives. And respected literary authors like Jonathan Franzen, Zadie Smith, and Michael Chabon write sincere, popular books with a strong sense of morality.

Rispondendo a un editoriale di Christy Wampole sul New York Times, Jonathan D. Fitzgerald su The Atlantic si inoltra con coraggio e lucidità nel pericoloso territorio dell’ethos dei nostri giorni.

Si parla di hipster, ironia, anni ’90 e nuova sincerità. Non tutto – a mio parere – è sempre ben a fuoco, ma l’articolo è pieno di spunti interessanti. Da leggere con attenzione.