Never mind the bee stings

Instagrammizzare

Posted in Gli internets, Immaginare by matteb83 on 13 novembre 2012

Anche per chi, come il sottoscritto, ancora non possiede uno smartphone, la familiarità con il filtro invecchiante e sbiedente di Instagram è ormai grande. Si può dire credo con una certa certezza che quei particolari toni e colori siano il più evidente, esteso e longevo esempio di retromania finora realizzato. In tempi di risoluzioni sempre più elevate e immagini sempre più nitide e precise, quei toni e quei colori sono una fuga indietro all’età dell’analogico e delle pellicole sbiadite. Un’età – come sempre avviene in questi casi – idealizzata, se non creata ex novo. Un’illusione di passato.

Ma il punto qui è un altro. Il punto è che grazie a Instagram è nato un vero e proprio linguaggio che si estende ben oltre gli stretti confini dell’applicazione. Un esempio emblematico è Dronestagram, progetto ideato da James Bridle che instagrammizza immagini di Google Maps che – stando ai report di The Bureau of Investigative Journalism – riprendono zone oggetto di attacchi da parte di droni statunitensi. Sotto ogni immagine è indicata la data, il luogo e il numero stimato di vittime e feriti. Bridle ha messo in piedi il progetto per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa pratica di guerra, utilizzatissima negli ultimi anni e quasi sempre ignorata e passata sotto silenzio.

La domanda a questo punto è: perché Instagram? Perché non utilizzare semplicemente le foto aeree di Google Maps? Perché – come si diceva – Instagram, o meglio “il filtro Instargram”, è ormai un linguaggio riconosciuto, che sostituisce alla freddezza delle immagini digitali il calore e la vicinanza (anche emotiva) delle fotografie. Funziona (molto bene) oggi, non avrebbe mai potuto funzionare appena due anni fa.

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Una Risposta

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  1. Social droni « Never mind the bee stings said, on 13 dicembre 2012 at 16:48

    […] tempo fa su queste paginette si era parlato di Dronestagram, progetto ideato da James Bridle che instagrammizza immagini di Google Maps che […]


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