Never mind the bee stings

Tribalismo al contrario

Posted in Collegamenti, Gli internets, Serietà, Verde by matteb83 on 14 novembre 2012

Un articolo uscito ieri su GOOD, firmato da Dave Burdick, contiene una considerazione sulla comunicazione in ambito scientifico che ho trovato illuminate, non solo nel contesto in cui è inserita, ma anche – forse soprattutto – se estrapolata e applicata al mondo della comunicazione online e non solo.

L’articolo riassume una discussione partita in rete giorni fa da questa riflessione di David Roberts su Grist. Roberts parla del collegamento che in molti hanno avanzato tra il cambiamento climatico e l’uragano Sandy e in particolare fa riferimento a un breve saggio del climatologo Thomas Crowley, ripreso anche dal New York Times.

Crowley parla di Reverse Tribalism – tribalismo al contrario – riferendosi alla pratica diffusa tra molti scienziati, ma anche tra i giornalisti scientifici e tanti semplici commentatori, di ammonire chi addita il cambiamento climatico come causa di questo o quel fenomeno meteorologico, suggerendo che quell’accostamento sia una semplificazione e che non ci siano (ancora) abbastanza prove scientifiche per poterlo sostenere con certezza.

Il fatto cruciale della questione è che in questo caso entrambe le parti in causa – gli attivisti preoccupati da un lato e gli scienziati e giornalisti coscienziosi dall’altro – non hanno dubbi sul fatto che ci sia un cambiamento climatico in atto, che la cosa sia preoccupate e che vadano prese al più presto misure efficaci per contrastarlo. Entrambi i gruppi in poche parole appartengono alla stessa tribù. Il problema – spiega Roberts – è che i primi dicono una cosa scientificamente non accurata (in questo caso che l’uragano Sandy è stato causato dal cambiamento climatico) con l’intento di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica sul problema, mentre i secondi rimproverano i primi per la scarsa correttezza scientifica delle loro parole (la versione corretta, dicono, è che il cambiamento climatico può essere una delle cause dell’uragano Sandy).

Gli scienziati e i giornalisti coscienziosi che ad un allarme lanciato con qualche esagerazione reagiscono con un pacato e ragionevole “non è proprio così”, insomma, sono i protagonisti del tribalismo inverso: fanno parte della stessa tribù degli attivisti, ma cercano di prenderne le distanze per timore di essere visti troppo partigiani e perdere la propria credibilità. Così facendo però annacquano il messaggio da lanciare all’opinione pubblica in un linguaggio scientifico poco incisivo, riducendone l’impatto in modo considerevole. E’ importante notare che in questo meccanismo non c’è un buono e un cattivo, una scelta giusta e una sbagliata: entrambi hanno le loro, buone, ragioni. Quella che viene sollevata è una questione di strategia e di gestione dei rapporti tra le due posizioni.

L’analisi di Crowley e di Roberts è interessante nel suo fare luce su un cortocircuito molto diffuso quando si parla di cambiamento climatico. Ma ancora più interessante a mio parere è che la dinamica del tribalismo al contrario si può applicare con facilità anche al di fuori del campo scientifico-meteorologico. In particolare mi pare che larga parte delle discussioni che avvengono quotidianamente in rete, sui social network, negli spazi dedicati ai commenti, ma anche tra autori di post e giornalisti nasca da questo – chiamiamolo così – malinteso. Il più delle volte il tema centrale è condiviso e le posizioni sono più o meno comuni, ma da un lato c’è chi spinge sulla retorica a scapito dei dettagli e dall’altro chi puntualizza e ammorbidisce i toni. Di nuovo, il più delle volte nessuna delle due posizioni è sbagliata in sé, ma semplicemente essere consapevoli di questo meccanismo può aiutare ad evitare che la discussione divampi in uno scontro senza fine e spesso dannoso per tutti.

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