Never mind the bee stings

20 dischi del 2012

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 17 dicembre 2012

Anche a questo giro è fatta. Con un foglio a righe sottomano, una penna e qualche minuto di tempo da buttare, la classifica dei dischi che più hanno segnato il 2012 del sottoscritto è pronta.

Prima di cominciare, una dovuta menzione agli esclusi: quelli che sul foglio a righe c’erano finiti ma poi, volendo limitare il numero dei dischi in questione a venti, sono – un po’ a malincuore – rimasti fuori. In rigoroso ordine alfabetico: Alt-J – An Awesome Wave, Beach House – Bloom, Calexico – Algiers, Dinosaur Jr. – I Bet On Sky, Fake P – The True Fake, The xx – Coexist, The Wedding Present – 4 Songs EP, Why? – Mumps, Etc.

Sbrigate le formalità, possiamo cominciare.

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20. The Album Leaf – Forward/Return

Gli Album Leaf sono uno di quei nomi che non regala grandi sorprese. L’incrocio di elettronica leggera, folk delicato e pop sognante che Jimmy LaValle porta avanti da ormai oltre un decennio resta simile a se stesso uscita dopo uscita. Il risultato però è una voce sempre unica, fatta di canzoni costruite con cura estrema, che restano come sospese nell’aria.

19. The Helio Sequence – Negotiations

Con Negotiations gli Helio Sequence trovano finalmente la loro strada, una via che tiene insieme l’indie rock chitarristico dei Death Cab For Cutie e i Flaming Lips più sognanti e leggeri. E lo fanno per la prima volta con una voce chiaramente propria. Ne esce un disco senza grandi sussulti, ma animato da una sicurezza e una decisione che non lasciano indifferenti.

18. Dum Dum Girls – End Of Daze

Le Dum Dum Girls non mi piacevano granché, all’inizio. Uscita dopo uscita, però, mi hanno gradualmente conquistato. Buona parte del merito, credo, sta nel progressivo avvicinamento del loro garage/shoegaze a suoni più alleggeriti e spazi più dilatati. Alcuni storceranno il naso, ma a me piacciono così. E questo nuovo EP regala canzoni mai così rarefatte e pop. Quindi bellissime.

17. Lee Ranaldo – Between The Times And The Tides

Molto più pop e molto meno noise di come me l’aspettavo, il disco solista di Lee Ranaldo è stato una gran bella sorpresa. Capace di spaziare da momenti insolitamente dolci (Stranded) a vortici cupi (Xtina As I Knew Her), passando per aperti omaggi ai REM (Lost (Plane T Nice)), senza mai perdere quella grana ruvida e ormai d’altri tempi che fa sempre piacere ritrovare e che alcuni ancora chiamano indie rock.

16. Letting Up Despite Great Faults – Untogether

Dopo un ottimo esordio fatto di indie pop rarefatto à la Radio Dept. e un EP che spostava il baricentro verso suoni più shoegaze, per il suo secondo album la band guidata da Mike Lee ha deciso di mettere in primo piano la componente elettronica del suo suono. Una scelta non facile ma che ha finito per dare vita a un disco travolgente, difficile da interrompere una volta che si è iniziato ad ascoltarlo.

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15. Benjamin Gibbard – Former Lives

Chi si aspettava un disco voce-e-chitarra fatto di canzoni morbide e tristi è rimasto decisamente deluso. O almeno – come nel caso del sottoscritto – sorpreso. Perché l’esordio solista del leader dei Death Cab For Cutie è invece un album che fa della varietà di idee e soluzioni la sua anima. Forse solo un divertissement, un modo per recuperare canzoni belle ma non adatte ai DCFC. Ma va benissimo anche così.

14. Paletti – Dominus

Ancora oggi non ho ben capito chi sia questo Paletti, da dove salti fuori. So soltanto che il suo EP d’esordio (in free download!) è stata una rivelazione fulminante. L’uno-duo iniziale con Adriana e Tricerebrale è semplicemente irresistibile. E il resto della scaletta lascia grande spazio per immaginare cosa può arrivare in futuro. Poi ci sono i video con i balletti e quello è il KO definitivo.

13. Offlaga Disco Pax – Gioco Di Società

Gli Offlaga Disco Pax invece non sono una sorpresa. Ma non per questo, di certo, vanno dimenticati. Con Gioco Di Società finiscono in secondo piano le chitarre ed esce fuori prepotente il lato più sintetico e tedesco di Enrico Fontanelli e Daniele Carretti. Mentre i testi di Max Collini continuano ad esplorare il microcosmo reggiano, raccontando molto più di quel che sembrano raccontare.

12. It’s A Musical – For Years And Years

Con qualche tastiera, due voci e una batteria può saltare fuori un disco pop divertente e colorato, da ricordare. Sono cresciuti parecchio gli It’s A Musical, e se l’esordio del 2008 era a tratti fin troppo leggero ed evanescente, questo For Years And Years è invece evidentemente più meditato. Senza perdere però un briciolo dell’irruenza e della rotondità caratteristiche del duo berlinese.

11. Masha Qrella – Analogies

Mai così pop e cantautorale, Masha Qrella ha fatto uscire il suo disco più equilibrato e maturo. E anche il migliore della sua produzione. Costruzioni spigolose e sghembe che fanno pensare a temi elettronici, ma che di elettronico non hanno nulla. E melodie delicate, che quasi senza farsi notare finiscono sottopelle e creano una sottile, piacevole, dipendenza.

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10. Calibro 35 – Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

Scrivo il titolo per intero sia perché è bellissimo e geniale, sia perché una volta detto quello non resta molto altro da aggiungere. Una conferma potente e pesante per una delle migliori band in circolazione. I set scoloriti dei peggiori/migliori b-movies, il garage, il r0ck di Morricone, il progressive più irruento. Gli anni ’70 nel frullatore. Tutto questo e molto altro ancora, al più presto nei migliori giradischi.

9. DIIV – Oshin

Non può mancare, in classifica, il disco dell’estate. Per me quest’anno è stato l’esordio dei DIIV. Emerso dalle ceneri degli anni ’90, pieno di echi, di voci lontane e di chitarre, a volte taglienti a volte soffici e riverberate. Secco e imperfetto, è uno di quei dischi che si fanno ascoltare tutti d’un fiato. Ma si impara presto che lasciarlo scorrere senza attenzione sarebbe un errore, perché al suo interno c’è più di una perla nascosta.

8. La Sera – Sees The Light

Il pop degli anni ’60 è una miniera inesauribile di tesori, uno stile di cui è difficile stancarsi, una materia che può essere maneggiata in mille modi. E se trattato con la dovuta cura e una giusta dose di idee, riesce sempre a regalare ottimi risultati. E’ quello accade con il nuovo disco de La Sera, che mischia quei suoni di un decennio passato con un taglio garage, a tratti anche scuro, senza mai perdere di vista la melodia.

7. Wild Nothing – Nocturne

A questo punto posso anche ammetterlo. A differenza di chiunque altro l’avesse ascoltato, Gemini, il disco di esordio dei Wild Nothing, non mi era piaciuto granché. A parte una bella canzone, il resto mi sembrava fin troppo effimero e vaporoso. Ma la concretezza e l’approccio rock di questo nuovo Nocturne – con la sua manciata di canzoni perfette – mi hanno fatto cambiare idea molto in fretta sul conto di Jack Tatum e soci.

6. Marina And The Diamonds – Electra Heart

Annata scarsa dal punto di vista della cassa dritta e della musica da ballare. Quella spensierata senza essere tragicamente tamarra. Ma non dispiace neanche tanto se, tra tutti, resta fra le mani Electra Heart di Marina And The Diamonds. Un disco tragico, divertente ed estremamente intelligente, che getta una luce spietata sulle paure e le insicurezza che attanagliano i rapporti umani, e lo fa riassemblando a proprio piacere i resti plastificati del pop commerciale.

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5. Allo Darlin’ – Europe

Meno irruente, più meditato e più organico rispetto al travolgente, omonimo, esordio, Europe sembrava avere tutte le carte in regola per finire catalogato come il classico secondo disco spento e deludente. Ma bastano un paio di ascolti per capire – senza ombra di dubbio – che così non è.  Si sono presi un rischio, gli Allo Darlin’, ma alla fine hanno vinto, dimostrando a tutti quanti che di classe e di talento loro ne hanno da vendere.

4. First Aid Kit – The Lion’s Roar

E’ bello quando puoi dire di aver seguito la carriera di una band fin dagli esordi. E io queste due sorelle svedesi le ricordo suonare di prima mattina, su un piccolo palco, ancora minorenni, intimidite e con madre al seguito. Un po’ di anni dopo, fa molto piacere ritrovarle autrici di uno dei dischi migliori dell’anno, capace di piegare il folk bucolico con cui sono cresciute a ottime e contagiose soluzioni pop.

3. The Wave Pictures – Long Black Cars

E’ vero che fanno un disco all’anno e sono perennemente in tour (persino dalle nostre parti), ma è tanto facile quanto sbagliato dimenticarsi dei Wave Pictures. Soprattutto perché questo Long Black Cars è nettamente uno dei loro dischi migliori, e senza dubbio il mio preferito. Melodie irresistibili, testi lucidissimi e sorprendenti, e un amore per la musica talmente sfacciato e completo che non può passare inosservato.

2. Grizzly Bear – Shields

Dopo gli equilibrismi a mezz’aria di Veckatimest occorreva prendere quell’idea di pop scomposto e spezzettato e vedere se poteva funzionare anche una volta riportata con i piedi per terra. Non era semplice e c’erano molte strade perché potesse finire male. Invece è andata bene, e i risultato è ancora una volta un disco che aggiorna i confini del pop, questa volta in un senso più solido e radicato – paradossalmente – nella tradizione.

1. Jens Lekman – I Know What Love Isn’t

Una pagina straordinaria dedicata alla fine di un amore. Quasi un manuale, scritto però da un buon amico, che ti prende per mano è ti accompagna attraverso i giorni più difficili. Ti spiega che, in fondo, non succede granché, non è la fine del mondo: The world just shrugs its shoulders and keeps going. E conclude – come è giusto – con un buon consiglio: You don’t get over a broken heart, you just learn to carry it gracefully.

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4 Risposte

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  1. dis0rder said, on 22 dicembre 2012 at 04:13

    come da dove spunta Paletti… i The R’s (bassista e voce)!
    (comunque grazie, che non si riesce mai a ricordarsi di recuperare tutto quel che si vuole, e il tuo post mi ha ricordato cose che mi ero appunto scordato di approfondire, oltre a segnalarmene di nuove)

  2. matteb83 said, on 22 dicembre 2012 at 17:44

    I The R’s! E’ che mi sembrava familiare e ritenevo impossibile fosse saltato fuori dal nulla. Ora è tutto più chiaro. Grazie!

  3. […] queste, una delle più longeve è la compilation di fine anno. Molto semplice: a partire dalla classifica dei dischi di fine anno pubblicata sul blog – che tradizionalmente conta venti titoli – mi diverto a pescare una canzone per ogni […]

  4. Gun-Mixed « Never mind the bee stings said, on 31 gennaio 2013 at 14:40

    […] già avuto modo di sottolineare come Shields dei Grizzly Bear sia uno dei dischi migliori e di maggior peso usciti lo scorso anno. E prima ancora avevo anche avuto modo di raccontare quanto […]


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