Never mind the bee stings

Come farebbe James Van Der Beek

Posted in Solo canzonette by matteb83 on 28 marzo 2013

Esce oggi per Garrincha Dischi l’album d’esordio – omonimo – de L’orso. Si scarica da qui e oggi costa un euro, domani invece due euro. Poi sabato costa quattro euro, domenica sei euro e lunedì – giorno di Pasquetta – otto euro. Se aspettate fino a martedì, infine, vi toccherà pagarlo a prezzo pieno.

I quattro ragazzi che compongono L’orso avevano già fatto uscire tre EP e delimitato, con dei confini tracciati a mano, anche piuttosto storti e a bassa fedeltà, una musica poco ragionata e molto sentita, concentrata sul caos emotivo di anni adolescenziali. Che non devono essere per forza solo quelli dell’adolescenza, ma che raccontano eventi ed emozioni attraverso quello stesso spirito irresponsabile, irruento e inadeguato.

Nel disco d’esordio si sente più cura e riflessione nelle canzoni e nei suoni. Meno fretta e più dedizione. Ma la lente attraverso cui leggere il mondo non cambia.

A fugare ogni dubbio c’è il singolo di lancio dell’album, che si chiama James Van Der Beek, dura neanche due minuti, e si augura di poter essere come Dawson per “leggere negli occhi di Katie Holmes la mia adolescenza asincrona”.

The Long Waiting

Posted in Senza Categoria by matteb83 on 25 marzo 2013

Ci hanno messo un po’ ad accorgersene ma – come si dice – meglio tardi che mai. Anzi, più appropiato: mai dire mai. Alla fine, dopo cinquant’anni di successi, è arrivato un Oscar anche per il buon James Bond. Quella con protagonista l’agente segreto inglese è la serie cinematografica più longeva e seguita di sempre. Che ha avuto i suoi periodi deboli e ha visto qualche passo falso, certo, ma che tutto considerato è ancora in splendida forma.

C’è voluto un regista con una personalità ben riconoscibile – Sam Mendes – e un film – Skyfall – che non sarà il più divertente ma è senza dubbio il più profondo e tridimensionale di tutta la saga, da Dr. No ai giorni nostri. Poi, certo, l’Oscar è arrivato per la colonna sonora e la presenza di un talento indiscutibile come quello di Adele ha pesato tanto, con una canzone e dei titoli di testa semplicemente indimenticabili.

Un successo più che meritato, ma perché parlarne ora, a un mese di distanza dalla sera della premiazione? Perché l’altro ieri ci ha lasciati Derek Watkins, un grande trombettista che ha legato a doppio filo la sua carriera con i film di 007, prestando i suoi servigi a tutte le colonne sonore della serie, dal 1962 a oggi. Aveva 68 anni di cui cinquanta spesi al servizio di Sua Maestà. Un po’ di quello storico Oscar – una fetta piuttosto consistente – è anche suo.

Gente che ci è piaciuta al London Popfest – #2 The Garlands

Posted in Sì viaggiare, Solo canzonette, Sul palco by matteb83 on 11 marzo 2013

I Garlands sono svedesi, hanno all’attivo un ottimo album omonimo e se cercandoli su Google siete finiti sul sito di una inquietante casa di riposo a Barrington, Illinois, tranquilli, capita anche ai migliori.

Autori di un indie pop diretto e senza fronzoli, canzoni sempre sotto i tre minuti con in primo piano chitarre jangly e dolce voce femminile, il loro set è  asciutto e veloce esattamente come la loro musica. Ma non per questo non si fanno notare. Anzi, nell’affollata seconda giornata del festival sono uno dei nomi che più resta impresso nella memoria.

Semplicità e ottime melodie, soprattutto quando si parla di indie pop, restano gli ingredienti fondamentali. E più difficili da trovare.

Collage Polaroid

Posted in Immaginare by matteb83 on 7 marzo 2013

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Lo so che è grave, ma quella che preferisco, tra le immagini di questa fantastica serie di ritratti composti di singoli dettagli immortalati con una Polaroid (serie firmata da Maurizio Galimberti), è quella che ritrae Sting.

Gente che ci è piaciuta al London Popfest – #1 Young Romance

Posted in Sì viaggiare, Solo canzonette, Sul palco by matteb83 on 6 marzo 2013

Il primo gruppo della prima sera del festival (che il festival sia grande o piccolo – e in questo caso è molto piccolo) è comunemente il più sfortunato. Di solito si tratta di un nome sconosciuto o quasi, ha l’arduo compito di spezzare il ghiaccio e sarà succeduto nel corso della serata e delle giornate successive da decine di altre band, rischiando di lasciare nella memoria dell’indaffarato spettatore solamente un ricordo vago e annacquato.

Tutto considerato, quindi, gli Young Romance se la sono cavata più che bene, visto che alla fine dei giochi si sono rivelati di gran lunga i più convincenti tra le quattro band in scaletta nella serata di venerdì.

Lei alla voce e scarna batteria, lui alla chitarra, sono saliti sul piccolo palco che ancora metà della gente stava sorseggiando birra al banco o direttamente fuori dal locale (un anonimo pub da qualche parte a Londra sud). Il loro è un power pop in qualche modo trattenuto, suonato con una strana timidezza impacciata, ma allo stesso tempo gettato in pasto a chi ascolta in modo molto sicuro. E le canzoni in questo modo escono fuori rumorose ma piacevolmente morbide, decise ma anche sfuggenti.

All’attivo al momento hanno un singolo uscito in digitale lo scorso anno per la EardrumsPop e disponibile in download gratuito. Tre canzoni perfette per farsi un’idea di cosa sono capaci questi più che promettenti Young Romance.