Never mind the bee stings

In formazione

Posted in Immaginare by matteobenni on 24 giugno 2014

flyingformations-3  flyingformations-1 flyingformations-5

flyingformations-12

(via)

Annunci

Dance like it’s 1994

Posted in Effetti speciali, Proiezioni, Solo canzonette by matteobenni on 12 giugno 2014

Feedly down

Posted in Gli internets by matteobenni on 12 giugno 2014

Un paio di riflessioni sul down di Feedly, il reader RSS che ha sostanzialmente preso il posto del defunto Google Reader, da ieri oggetto di una serie di attacchi DDoS che lo rendono inaccessibile.

La prima è su quanto gli RSS siano, per chi li usa, uno strumento estremamente potente per rimanere aggiornati su ciò che accade nel mondo. Tanto che senza ci si ritrova improvvisamente sperduti in un mare di informazioni e notizie tra cui è difficilissimo orientarsi a vista.

E i social network, qui la seconda riflessione, non riescono affatto a sostituirsi a un sistema tanto elementare. Per quanto si possano curare amici, follower, pagine e contatti, il rumore di fondo è infinitamente superiore rispetto alla rigida e pacata semplicità degli aggiornamenti via RSS.

Arie californiane

Posted in Solo canzonette by matteobenni on 11 giugno 2014

Una decina di anni fa e forse anche qualcuno in più, nel circuito della musica alternativa divenne per qualche tempo popolare un genere musicale che mischiava punk-rock veloce e ritmi ska. Niente che non avessero già inventato i Clash, s’intende, ma il risultato era divertente e spesso riuscito. La moda arrivava dalla costa ovest degli Stati Uniti, dove nel giro di pochi anni erano spuntate come funghi band che si cimentavano nel genere. Era tutto molto californiano, ma anche noi che al massimo andavamo al mare in Riviera, finimmo per farci coinvolgere senza troppi problemi dallo spirito duro e al tempo stesso leggero che usciva fuori da quei dischi e da quelle canzoni.

Come sempre accade, poi, la moda passò e nel giro di pochi anni quel fermento si spense per fare spazio ad altri suoni (decisamente più lamentosi e meno spensierati, ma questo è un altro discorso). Delle tante band che erano spuntate, la maggior parte scomparve nel nulla e solo pochissime continuarono testarde per la loro strada. Tra queste, i Mad Caddies sono da sempre i miei favoriti. Soprattutto per la loro capacità di aggiungere all’incrocio tra rock e ritmi in levare una buona dose di ottime influenze jazz e dixie. Caratteristica che hanno affinato sempre di più e che con il passare degli anni è diventata il loro marchio di fabbrica.

Il nuovo album del Mad Caddies – il sesto della loro carriera, l’ultimo risaliva al lontano 2007 – è uscito da poche settimane, si chiama Dirty Rice e si conferma pieno di belle melodie e di quell’aria dura e leggera, molto californiana, di cui si sente sempre un po’ la mancanza.

Troppa gente racconta le stesse cose

Posted in Messaggi by matteobenni on 10 giugno 2014

I giornali sono prevedibili?
«Molte notizie sono ripetitive. “Il presidente Obama ha tenuto un discorso annunciando il programma e poi è volato a Miami”: ci sono migliaia di siti che dicono questo, scritti da migliaia di giornalisti. Non c’è un vero insight, un’analisi, spesso manca un punto di vista. Le notizie normali hanno sempre meno rilevanza, troppa gente racconta le stesse cose. Mettiamola così: chi organizza i dieci titoli principali della giornata non offre un grande valore».

Una domanda e una risposta. Al netto di qualche passaggio a vuoto (sul diritto all’oblio) e un paio di risposte un po’ fastidiose (“io non leggo leaked documents” sull’innocuo rapporto Innovation del New York Times e la fierezza con cui ammette di non aver letto The Circle di Dave Eggers o di non aver visto The Social Network), il presidente di Google Eric Schmidt intervistato oggi sul Corriere da Beppe Severgnini riassume in quattro righe gran parte di quello che non va nel giornalismo contemporaneo.

Allarme! Un cantiere!

Posted in Messaggi, Parole by matteobenni on 10 giugno 2014

È stato divertente e al tempo stesso stupefacente leggere questa mattina le pagine piene di isteria e toni apocalittici che i quotidiani bolognesi hanno dedicato all’apertura di un cantiere stradale in Strada Maggiore, una delle vie principali del centro storico cittadino.

Certo, non si tratta di un cantiere da poco (sei mesi di lavori previsti e altri tratti della stessa strada che saranno chiusi tra un paio di settimane), e come sempre accade in questi casi ci sarà qualche inevitabile disagio. I residenti e i negozianti della strada si lamentano, capeggiati dal parroco della zona, guardando più ai disagi di oggi che ai vantaggi che arriveranno una volta ultimati i lavori (un nuovo manto stradale che contribuirà ad attutire le pericolose vibrazioni provocate dal traffico). Tutto legittimo e per certi versi comprensibile.

Meno comprensibile, se non secondo il consueto meccanismo di cieco inseguimento della polemica, il lavoro giornalistico che ha accompagnato l’apertura del cantiere: titoli catastrofici, virgolettati pieni di terrore, surreali telecronache di deviazioni del traffico. Solo Repubblica, con uno spazio più ridotto e toni più adeguati, si salva dal comico coro di urla e vesti stracciate. Per tutti gli altri, a quanto pare, è stata un’altra, ennesima, banale giornata di allarme, caos ed emergenza nella sempre troppo tranquilla Bologna.