Never mind the bee stings

Terrore, paura e raccapriccio

Posted in Collegamenti, Effetti speciali, Messaggi by matteobenni on 30 gennaio 2015

choc

Nella costante gara al ribasso che i quotidiani italiani propongono tutti i giorni attraverso titoli colmi di semplificazioni e luoghi comuni, le civette – quelle bacheche mobili che si vedono fuori dalle edicole con il titolo del giorno strillato in grossi caratteri neri – sono coprotagoniste di rilievo. Non tanto perché portano fino in strada la voce dei giornali (cosa per niente sbagliata), ma perché lo fanno esasperando il più possibile la diffusa tendenza all’allarmismo e al sensazionalismo. Tanto che per farlo spesso non riportano la notizia di apertura del quotidiano che promuovono (magari dedicata alla politica interna, all’economia o ad affari internazionali), ma puntano su fatti di cronaca nera o giudiziaria. E allora è sempre “CHOC”, “ORRORE”, “ALLARME”, “GIALLO”.

Proprio a partire dall’osservazione, un po’ infastidita, degli strilli quotidiani delle civette, il graphic designer bolognese Emanuele Centola ha costruito Allarmismo e Tipografia: prima una pagina facebook che raccoglie e decontestuallizza le parole terrorizzanti che spuntano fuori dalle edicole e poi anche un progetto grafico, artistico e commerciale, fatto di t-shirt e cura tipografica. Tutta la storia è ricostruita in questa bella intervista su Frizzifrizzi.

Tempismi

Posted in Serietà by matteobenni on 20 gennaio 2015

Sono andato a controllare e risale alla fine del 2012, quindi a più di due anni fa, l’ideazione di F.I.CO., acronimo che sta per Fabbrica Italiana Contadina: un progetto che prevede la creazione a Bologna di un enorme parco aperto al pubblico e dedicato all’agro-alimentare italiano. Da allora le notizie attorno a questa partita, di grande importanza per la città, sono state molte, a volte anche confuse: sui protagonisti del progetto, sulle modalità di realizzazione, sui tempi. Una cosa però è sempre stata chiarissima da subito: il nuovo parco sarà costruito negli spazi dell’attuale mercato ortofrutticolo cittadino e di conseguenza gli operatori che lavorano e vendono ancora oggi in quegli spazi saranno trasferiti in una nuova zona, poco distante e all’interno della stessa area.

Ho voluto andare a controllare tutto ciò perché questa mia certezza (acquisita in due anni di cronache sulla stampa locale dedicate al progetto) ha vacillato domenica scorsa leggendo che gli operatori del mercato ortofrutticolo hanno chiesto, tramite avvocato, di posticipare l’avvio dei lavori. Lavori che, appunto dopo due anni d’attesa, stanno finalmente partendo proprio in questi giorni. Nello specifico gli operatori chiedono di “posticipare l’avvio dei lavori di 2-3 settimane, dandoci il tempo di valutare con calma se gli spazi, in cui dovremmo traslocare, siano sufficienti”.

Ecco, quel “dandoci il tempo di valutare con calma” proprio non lo capisco. Dato che persino io – comune cittadino, in nessun modo coinvolto nel progetto F.I.CO. – sapevo che gli operatori del mercato ortofrutticolo sarebbero stati spostati, come è possibile che fino ad oggi quegli stessi operatori non si siano minimamente interessati della loro sorte? Come è possibile che non abbiano mai pensato – due anni fa, un anno fa, sei mesi fa, due mesi fa – di chiedere di vedere gli spazi in cui sarebbero stati spostati e valutare – due anni fa, un anno fa, sei mesi fa, due mesi fa – se quegli spazi erano idonei alle loro esigenze?

Questo di F.I.CO. e del mercato ortofrutticolo è un esempio emblematico ma la banale domanda “Non potevano pensarci prima?” viene in mente con una frequenza preoccupante leggendo le tante polemiche che ciclicamente si aprono, soprattutto sulle cronache locali. Sicuramente spesso ci sono complicazioni burocratiche e sicuramente altrettanto spesso ci sono problemi di comunicazione tra i soggetti coinvolti in questo o in quel progetto. Provare a interessarsi dell’impatto che questo o quel progetto avrà sulla propria vita qualche tempo prima del giorno di avvio lavori, però, è un’idea semplice e di buon senso che dovrebbe venire in mente senza bisogno di suggerimenti esterni.

Informare e informarsi

Posted in Messaggi, Serietà by matteobenni on 14 gennaio 2015

Da un paio di giorni a Bologna è partito un cantiere stradale – lungo e complesso, certo – che coinvolge una parte importante del centro cittadino, e da un paio di giorni, come di consueto, stando ai quotidiani locali l’apocalisse è calata in città.

Quello che più mi sta colpendo, però, non è la reazione allarmistica e isterica dei giornali, ormai classica, quanto l’accento sulla presunta mancanza di informazione sul cantiere ai commercianti della zona e ai cittadini da parte dell’amministrazione comunale. Il tema è interessante perché solleva una questione centrale nel dibattito sul diritto all’informazione.

I modi, i tempi e le conseguenze di questo cantiere erano noti da tempo ed erano stati annunciati con mesi di anticipo anche dalla stampa locale. Inoltre, diverse informazioni si trovano facilmente sul sito del Comune di Bologna e sono state trasmesse anche nell’ultimo invio della newsletter comunale (quello del 9 gennaio, il cantiere è partito lunedì 12). Senza dimenticare che il cantiere – proprio perché lungo e complesso – ha un nome e un sito web a lui interamente dedicato.

Il punto allora è: con queste informazioni a disposizione quanto senso ha lamentarsi e strepitare per la mancanza di informazioni? La domanda non è banale perché si inserisce in un tema – quello del diritto all’informazione – che in un’epoca di comunicazione istantanea e pervasiva rischia di creare cortocircuiti pericolosi. Ad esempio rischia di trasformarsi in una sorta di “missione impossibile” – in questo caso da parte dell’amministrazione comunale cittadina – che ha l’obiettivo di raggiungere a tutti i costi tutte le persone interessate, senza che da parte loro ci sia il minimo sforzo a informarsi. Come a dire: con giornali, tv, internet, tablet, smartphone e social networks l’informazione è ovunque, quindi può arrivare anche a me senza che io debba fare nulla.

Con questo non voglio dire che l’amministrazione comunale abbia fatto assolutamente tutto il possibile per informare i cittadini sull’importante cantiere che si è aperto e le modifiche alla mobilità che la sua apertura comporta (sicuramente poteva fare di più e meglio, quasi sempre si può fare di più e meglio), ma mi pare che le informazioni ci fossero e fossero facilmente reperibili.

Il diritto all’informazione, spiegano i giuristi, si declina nel diritto a informare e nel diritto ad essere informati. Ma la cittadinanza è fatta anche di doveri e un dovere, semplice e importante, è anche quello di informarsi.

Vasarely Pop-Up

Posted in Effetti speciali, Immaginare by matteobenni on 12 gennaio 2015

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Anche se è un po’ fuori mano (per arrivarci bisogna prendere la linea 5 della metro, una specie di treno suburbano di superficie) il Vasarely Museum, a Budapest, è una delle attrazioni da non perdere della bellissima capitale ungherese. Nato a Pécs, in Ungheria, e vissuto poi a lungo a Parigi, Victor Vasarely è il padre della op art, quella corrente artistica che si diverte a creare geometrie, giochi di luce e colori che ingannano l’occhio.

L’edificio è ampio e ha un’aria antica, ma dentro ha arredamenti moderni e minimali. Le opere poi, soprattutto quelle al primo piano, sono straordinarie e spesso enormi. Se le si fissa troppo a lungo si rischia di perdere l’equilibrio.

In vendita nel piccolo negozio all’uscita, assieme a cartoline e gadget divertenti, c’era anche un bel libro pop up, capace di rendere, se possibile, doppiamente tridimensionali opere bidimensionali già pensate per essere tridimensionali.

Simboli

Posted in Messaggi, Serietà by matteobenni on 9 gennaio 2015

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Dopo la sorpresa e lo sgomento, dopo l’orgoglio e la rabbia, dopo le reazioni e le manifestazioni, dopo i ricordi e la solidarietà, dopo gli approfondimenti e i commenti, dopo le indagini, la cronaca e gli inseguimenti, solo dopo tutto questo mi è tornato in mente che fino al giorno prima, in vacanza, avevo portato in giro per le strade di Budapest questa borsa, regalatami da mia moglie a Natale. Quella che sembrava “solo” un’immagine ironica e intelligente, di colpo, nel suo pieno significato, è diventata in tutto e per tutto un simbolo politico.