Never mind the bee stings

Terrore, paura e raccapriccio

Posted in Collegamenti, Effetti speciali, Messaggi by matteobenni on 30 gennaio 2015

choc

Nella costante gara al ribasso che i quotidiani italiani propongono tutti i giorni attraverso titoli colmi di semplificazioni e luoghi comuni, le civette – quelle bacheche mobili che si vedono fuori dalle edicole con il titolo del giorno strillato in grossi caratteri neri – sono coprotagoniste di rilievo. Non tanto perché portano fino in strada la voce dei giornali (cosa per niente sbagliata), ma perché lo fanno esasperando il più possibile la diffusa tendenza all’allarmismo e al sensazionalismo. Tanto che per farlo spesso non riportano la notizia di apertura del quotidiano che promuovono (magari dedicata alla politica interna, all’economia o ad affari internazionali), ma puntano su fatti di cronaca nera o giudiziaria. E allora è sempre “CHOC”, “ORRORE”, “ALLARME”, “GIALLO”.

Proprio a partire dall’osservazione, un po’ infastidita, degli strilli quotidiani delle civette, il graphic designer bolognese Emanuele Centola ha costruito Allarmismo e Tipografia: prima una pagina facebook che raccoglie e decontestuallizza le parole terrorizzanti che spuntano fuori dalle edicole e poi anche un progetto grafico, artistico e commerciale, fatto di t-shirt e cura tipografica. Tutta la storia è ricostruita in questa bella intervista su Frizzifrizzi.

Informare e informarsi

Posted in Messaggi, Serietà by matteobenni on 14 gennaio 2015

Da un paio di giorni a Bologna è partito un cantiere stradale – lungo e complesso, certo – che coinvolge una parte importante del centro cittadino, e da un paio di giorni, come di consueto, stando ai quotidiani locali l’apocalisse è calata in città.

Quello che più mi sta colpendo, però, non è la reazione allarmistica e isterica dei giornali, ormai classica, quanto l’accento sulla presunta mancanza di informazione sul cantiere ai commercianti della zona e ai cittadini da parte dell’amministrazione comunale. Il tema è interessante perché solleva una questione centrale nel dibattito sul diritto all’informazione.

I modi, i tempi e le conseguenze di questo cantiere erano noti da tempo ed erano stati annunciati con mesi di anticipo anche dalla stampa locale. Inoltre, diverse informazioni si trovano facilmente sul sito del Comune di Bologna e sono state trasmesse anche nell’ultimo invio della newsletter comunale (quello del 9 gennaio, il cantiere è partito lunedì 12). Senza dimenticare che il cantiere – proprio perché lungo e complesso – ha un nome e un sito web a lui interamente dedicato.

Il punto allora è: con queste informazioni a disposizione quanto senso ha lamentarsi e strepitare per la mancanza di informazioni? La domanda non è banale perché si inserisce in un tema – quello del diritto all’informazione – che in un’epoca di comunicazione istantanea e pervasiva rischia di creare cortocircuiti pericolosi. Ad esempio rischia di trasformarsi in una sorta di “missione impossibile” – in questo caso da parte dell’amministrazione comunale cittadina – che ha l’obiettivo di raggiungere a tutti i costi tutte le persone interessate, senza che da parte loro ci sia il minimo sforzo a informarsi. Come a dire: con giornali, tv, internet, tablet, smartphone e social networks l’informazione è ovunque, quindi può arrivare anche a me senza che io debba fare nulla.

Con questo non voglio dire che l’amministrazione comunale abbia fatto assolutamente tutto il possibile per informare i cittadini sull’importante cantiere che si è aperto e le modifiche alla mobilità che la sua apertura comporta (sicuramente poteva fare di più e meglio, quasi sempre si può fare di più e meglio), ma mi pare che le informazioni ci fossero e fossero facilmente reperibili.

Il diritto all’informazione, spiegano i giuristi, si declina nel diritto a informare e nel diritto ad essere informati. Ma la cittadinanza è fatta anche di doveri e un dovere, semplice e importante, è anche quello di informarsi.

Simboli

Posted in Messaggi, Serietà by matteobenni on 9 gennaio 2015

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Dopo la sorpresa e lo sgomento, dopo l’orgoglio e la rabbia, dopo le reazioni e le manifestazioni, dopo i ricordi e la solidarietà, dopo gli approfondimenti e i commenti, dopo le indagini, la cronaca e gli inseguimenti, solo dopo tutto questo mi è tornato in mente che fino al giorno prima, in vacanza, avevo portato in giro per le strade di Budapest questa borsa, regalatami da mia moglie a Natale. Quella che sembrava “solo” un’immagine ironica e intelligente, di colpo, nel suo pieno significato, è diventata in tutto e per tutto un simbolo politico.

Troppa gente racconta le stesse cose

Posted in Messaggi by matteobenni on 10 giugno 2014

I giornali sono prevedibili?
«Molte notizie sono ripetitive. “Il presidente Obama ha tenuto un discorso annunciando il programma e poi è volato a Miami”: ci sono migliaia di siti che dicono questo, scritti da migliaia di giornalisti. Non c’è un vero insight, un’analisi, spesso manca un punto di vista. Le notizie normali hanno sempre meno rilevanza, troppa gente racconta le stesse cose. Mettiamola così: chi organizza i dieci titoli principali della giornata non offre un grande valore».

Una domanda e una risposta. Al netto di qualche passaggio a vuoto (sul diritto all’oblio) e un paio di risposte un po’ fastidiose (“io non leggo leaked documents” sull’innocuo rapporto Innovation del New York Times e la fierezza con cui ammette di non aver letto The Circle di Dave Eggers o di non aver visto The Social Network), il presidente di Google Eric Schmidt intervistato oggi sul Corriere da Beppe Severgnini riassume in quattro righe gran parte di quello che non va nel giornalismo contemporaneo.

Allarme! Un cantiere!

Posted in Messaggi, Parole by matteobenni on 10 giugno 2014

È stato divertente e al tempo stesso stupefacente leggere questa mattina le pagine piene di isteria e toni apocalittici che i quotidiani bolognesi hanno dedicato all’apertura di un cantiere stradale in Strada Maggiore, una delle vie principali del centro storico cittadino.

Certo, non si tratta di un cantiere da poco (sei mesi di lavori previsti e altri tratti della stessa strada che saranno chiusi tra un paio di settimane), e come sempre accade in questi casi ci sarà qualche inevitabile disagio. I residenti e i negozianti della strada si lamentano, capeggiati dal parroco della zona, guardando più ai disagi di oggi che ai vantaggi che arriveranno una volta ultimati i lavori (un nuovo manto stradale che contribuirà ad attutire le pericolose vibrazioni provocate dal traffico). Tutto legittimo e per certi versi comprensibile.

Meno comprensibile, se non secondo il consueto meccanismo di cieco inseguimento della polemica, il lavoro giornalistico che ha accompagnato l’apertura del cantiere: titoli catastrofici, virgolettati pieni di terrore, surreali telecronache di deviazioni del traffico. Solo Repubblica, con uno spazio più ridotto e toni più adeguati, si salva dal comico coro di urla e vesti stracciate. Per tutti gli altri, a quanto pare, è stata un’altra, ennesima, banale giornata di allarme, caos ed emergenza nella sempre troppo tranquilla Bologna.

Coraggiosa?

Posted in Gli internets, Messaggi by matteobenni on 21 maggio 2014

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Sono piuttosto interessanti – a leggerli con le dovute cautele – i primi dati della ricerca che l’Agenda Digitale del Comune di Bologna e l’Università di Bologna hanno realizzato via Twitter per provare a capire come funziona l’informazione locale in rete. Chiaramente il campione, 6.892 utenti Twitter che hanno risposto a un questionario online, non rappresenta altro che se stesso (l’insieme degli utenti Twitter che si interessano della vita pubblica bolognese e che hanno tempo e voglia di rispondere a questionari online). Quindi tra numeri e tabelle c’è da muoversi con i proverbiali piedi di piombo, scacciando ogni tentazione generalizzatrice.

Detto questo, ci sono alcuni dati che fanno comunque impressione. Su tutti il confronto qualitativo e di opinione tra informazione locale via mass media (giornali, radio, tv) e informazione locale via web. Stando ai volenterosi di Twitter che hanno risposto al questionario, la prima è in profondissima crisi. La giudica “libera” il 23,4%, “a difesa dei cittadini” il 28,3%, “approfondita” il 37,8% e “coraggiosa” appena il 9,9%. Mentre se ci si sposta sul web i dati cambiano: l’informazione locale è “libera” per il 58,6%, “a difesa dei cittadini” per il 49,8%, “approfondita” per il 51,4% e “coraggiosa” per il 38,7%. Ancora, sono numeri da prendere con le pinze, ma bastano a mio parere per avviare qualche riflessione sullo stato e la reputazione della stampa locale in città.

Le storie non se ne stanno più al loro posto

Posted in Collegamenti, Messaggi, Serietà by matteobenni on 7 maggio 2013

In effetti le storie non se ne stanno più al loro posto. Non le troviamo solo nei libri, sullo schermo, in un dvd o in un teatro. Non sono più oggetti che, consumati, riponiamo su uno scaffale, così come non sono più luoghi dai quali, conclusa la narrazione, possiamo andare via. In sostanza le storie non fanno più parte di un’esperienza separabile e perimetrabile. Come se dallo stato solido fossero passate prima a quello liquido, dilagando in ogni direzione, per divenire poi gassose, sostanze che un semplice respiro trasloca all’interno dei nostri corpi.

Da Perché ormai siamo circondati da tutti i racconti, di Giorgio Vasta.

Pesare le parole

Posted in Messaggi, Parole by matteb83 on 9 gennaio 2013

21 Emotions For Which There Are No English Words

Al netto della leggenda metropolitana secondo cui gli Inuit hanno un numero altissimo di parole per dire neve (in realtà sono solo due e la confusione deriva dal fatto che la loro è una lingua polisintetica), il ruolo delle parole per descrivere il mondo che ci sta intorno è un argomento che ho sempre trovato affascinante. Prima e dopo i miei non proprio brillanti studi di semiotica all’università.

Per tale motivo non posso certo restare indifferente davanti a questa mappa che accosta a una serie di parole inglesi che descrivono emozioni, parole o locuzioni di altre lingue che non trovano un corrispondente in inglese. Lo schema, ideato da uno studente di design di nome Pei-Ying Lin, privilegia le lingue orientali (giapponese, cinese, coreano), ma dà spazio anche a qualche termine di origine europea. Tra questi, l’italianissimo Ti voglio bene. Che in effetti in inglese è pericolosamente compreso nella formula I love you, lasciando al contesto il delicato compito di chiarire il tipo e il grado di emozione a cui si sta facendo riferimento.

Social droni

Posted in Messaggi by matteb83 on 13 dicembre 2012

Qualche tempo fa su queste paginette si era parlato di Dronestagram, progetto ideato da James Bridle che instagrammizza immagini di Google Maps che riprendono zone oggetto di attacchi da parte di droni statunitensi.

Oggi a fare parlare di sé è invece Dronestream, account Twitter creato e gestito da Josh Begley che elenca tweet dopo tweet tutti gli attacchi statunitensi effettuati con droni dal 2002 ad oggi, specificando data, luogo e numeri delle vittime e dei feriti.

Una delle immagini più diffuse quando si parla di droni è quella della guerra silenziosa. Ed è un’immagine azzeccata: gli attacchi militari effettuati utilizzando droni fanno poco rumore e spessissimo vengono totalmente ignorati dai canali d’informazione più istituzionali. Se ne parla solamente quando qualcosa va storto o quando l’obiettivo colpito è di particolare rilievo.

Suscita allora qualche riflessione interessante notare in che modo questa mancata copertura mediatica sull’argomento venga recuperata da singoli attivisti e rilanciata – con qualche risultato in termini di pubblico – grazie a utilizzi creativi degli strumenti social.

C’è una papera gigante nel Tamigi

Posted in Messaggi by matteb83 on 12 dicembre 2012

Tra le tante rivoluzioni che internet, i social network, gli smartphone e tutto ciò che si collega all’idea di rete hanno avviato e continuano ad alimentare, quella interna al mondo del marketing è una delle più evidenti e palesi. Sotto gli occhi di tutti finiscono ogni giorno interessanti idee creative e (più spesso) maldestri tentativi che provano ad declinare i nuovi modelli di comunicazione in direzioni capaci di aprire qualche spazio di attenzione agli occhi sempre più indaffarati dell’utente/consumatore.

Secondo Mashable il premio per la migliore campagna virale del 2012 va alla Red Bull, che ha messo il suo marchio sull’impresa di Felix Baumgartner, primo uomo a superare la velocità del suono in caduta libera. E la scelta non lascia spazio a molti dubbi: la prova di Baumgartner ha avuto risonanza mondiale ed è stata vista e seguita da milioni di persone. Resta da domandarsi però, se questa è la direzione, cosa ancora bisogna inventarsi per riuscire ad attirare l’attenzione su un marchio. Quanto ancora le cose possano complicarsi.

Una risposta  è arrivata giusto ieri – a sorpresa – da una compagnia di bingo online, che ha riportato tutti coi piedi per terra (o meglio, nell’acqua) e ha rispolverato un grande classico: l’oggetto insolito e iconico, grande grande, in mezzo alla città. Le soluzioni (relativamente) semplici funzionano sempre.

@BigBrotherXtra via Twitter

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