Never mind the bee stings

Immutabili

Posted in Effetti speciali, Parole, Solo canzonette by matteobenni on 11 gennaio 2016

Seu Jorge è un musicista brasiliano che nel 2004, nel film di Wes Anderson Le avventure acquatiche di Steve Zissou, ha interpretato il ruolo di Pelé dos Santos: un marinaio che per tutta la durata della pellicola non fa che suonare e cantare, con solo voce e chitarra, canzoni di David Bowie tradotte in portoghese. Quelle canzoni sono la colonna sonora del film, e quel film ha una delle colonne sonore più belle di tutti i tempi.

Parlare di David Bowie – oggi, ieri, domani – significa parlare di un intero universo: tanto è stato immenso il suo talento. Un universo musicale, di idee brillanti, intuizioni geniali, salti in avanti, riflessioni acute, scarti laterali, viaggi interstellari. Un universo, anche, personale. Nel senso di personaggio più che di persona. La sua è stata una maschera capace di mutare, di stravolgersi, di cambiare costantemente, e capace di piegare le mode e i tempi al suo volere. Un alieno venuto dallo spazio, un folle signore dei goblin, un illuminato scienziato costretto all’esilio.

Bowie ha fatto tutto questo, è stato tutto questo. Ma la cosa più sorprendente è un altra: Bowie è sempre rimasto soltanto Bowie. Inconfondibile nei suoi mille volti, inconfondibile nonostante i suoi mille volti.

Così, quando questa mattina presto la radio ha annunciato la triste notizia della sua morte, tra un’infinita scelta di canzoni straordinarie, mi è comparso davanti agli occhi Seu Jorge, vestito da Pelé dos Santos, seduto da qualche parte a bordo della Belafonte. La sua Changes è impregnata di quella malinconia svogliata che sembra poter esistere solo in terre portoghesi, ma che è semplicissimo fare propria in un istante.

Parlare di David Bowie – oggi, ieri, domani – significa parlare di un intero universo. Uno spazio vasto pieno di oggetti splendenti capaci, come Bowie, di mutare costantemente e rimanere costantemente immutati. Immutabili, che Bowie ci sia oppure no. E per farli propri basta solamente saperli afferrare.

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Allarme! Un cantiere!

Posted in Messaggi, Parole by matteobenni on 10 giugno 2014

È stato divertente e al tempo stesso stupefacente leggere questa mattina le pagine piene di isteria e toni apocalittici che i quotidiani bolognesi hanno dedicato all’apertura di un cantiere stradale in Strada Maggiore, una delle vie principali del centro storico cittadino.

Certo, non si tratta di un cantiere da poco (sei mesi di lavori previsti e altri tratti della stessa strada che saranno chiusi tra un paio di settimane), e come sempre accade in questi casi ci sarà qualche inevitabile disagio. I residenti e i negozianti della strada si lamentano, capeggiati dal parroco della zona, guardando più ai disagi di oggi che ai vantaggi che arriveranno una volta ultimati i lavori (un nuovo manto stradale che contribuirà ad attutire le pericolose vibrazioni provocate dal traffico). Tutto legittimo e per certi versi comprensibile.

Meno comprensibile, se non secondo il consueto meccanismo di cieco inseguimento della polemica, il lavoro giornalistico che ha accompagnato l’apertura del cantiere: titoli catastrofici, virgolettati pieni di terrore, surreali telecronache di deviazioni del traffico. Solo Repubblica, con uno spazio più ridotto e toni più adeguati, si salva dal comico coro di urla e vesti stracciate. Per tutti gli altri, a quanto pare, è stata un’altra, ennesima, banale giornata di allarme, caos ed emergenza nella sempre troppo tranquilla Bologna.

Cose scritte, cose da leggere

Posted in Collegamenti, Parole by matteobenni on 3 marzo 2014

quattro

E’ online da venerdì scorso e liberamente scaricabile l’ebook collettivo Tifiamo 4 – Acqua. Il libro nasce al termine di una giocata narrativa lanciata da Wu Ming per accompagnare la nascita di 4 – il libro, opera a metà tra fotografia e narrazione firmata da TerraProject e Wu Ming 2 e nata grazie a una campagna di crowdfunding. 4 è – nelle parole di Wu Ming – un “progetto transmediale multiautore” nato da quattro reportage fotografici del collettivo TerraProject dedicati ai quattro elementi (terra, aria, acqua, fuoco) nei paesaggi dell’Italia di oggi.

Il progetto poi è diventato una mostra di fotografie e audioracconti (scritti e letti da WM2), un reading musicale di WM2 + Frida X e, grazie al successo della campagna di crowdfunding, un libro fotonarrativo. A tutto questo si aggiunge ora l’ebook collettivo, che contiene 34 racconti, tutti intitolati Acqua e tutti legati a quattro delle fotografie sull’elemento “acqua” scattate da TerraProject.

Uno di questi è firmato dal sottoscritto. Inizia così.

Si stringe addosso il cappotto troppo largo, alza il bavero per ripararsi dal vento. Sta arrivando la stagione fredda.

Sono settimane ormai che non si vedono più turisti. Gli alberghi hanno chiuso e mandato a casa il personale. Il paese, come sempre accade in questa metà dell’anno, è tornato ad essere vuoto.

In piedi davanti all’acqua, l’uomo sfrega le suole delle scarpe contro il cemento sbrecciato, mangiato dal sale. Appoggia una mano sulla ringhiera di metallo: è più fredda di quanto si aspettasse. Poi cammina fino alla grata, a un passo dal mare.

Lontano, l’acqua si perde in una foschia grigia, si confonde con il cielo. Nuvole bianche stanno salendo da est.

Il libro si scarica qui. Un ringraziamento particolare va al curandero Mr. Mill per la pazienza, lo sbattimento e l’ottimo lavoro.

Già che ci siamo, poi, c’è da segnalare che da un paio di settimane si può leggere online su L’ennesimo blog della fantascienza il mio racconto L’Oostvaard e il Conglomerato, comparso su un altro ebook collettivo gratuito, pubblicato questa volta da una nota casa editrice inesistente e intitolato L'(n+1)esimo libro della fantascienza.

Qualcosa di simile

Posted in Parole by matteobenni on 21 gennaio 2014

cover

Una volta ero un ragazzino, vidi un serpente a sonagli che lottava contro tre scotch terrier. I cani l’avevano tirato giù dalla roccia sulla quale stava prendendo il sole e lo stavano riducendo a pezzi. Il serpente lottò duramente, senza mai venir meno al proprio temperamento; sapeva che era finita, e ciascun cane si portò via un pezzo sanguinante del suo corpo. Lasciarono solo la coda e tre sonagli, e quella parte di lui ancora si muoveva. Anche dopo essere stato sbranato, pensai, era una meraviglia. Salii sulla roccia, su cui c’era del sangue. Misi un dito nel sangue e lo assaggiai. Piansi come un bambino. Non l’ho mai dimenticato. Eppure, fosse stato vivo, non gli sarei mai andato vicino. Ecco: era qualcosa di simile quello che trovavo in mia sorella e in mio padre.

Da La strada per Los Angeles di John Fante (traduzione di Francesco Durante).

Zero Uno

Posted in Collegamenti, Effetti speciali, Parole by matteobenni on 10 gennaio 2014

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Le pagine che seguono sono il primo prototipo della letteratura che verrà, quella digitale, e sono state scritte per una posterità che non è ancora nemmeno ben immaginabile. Se questi bit sopravvivranno a me, alla mia epoca, e alla mia specie, forse un giorno saranno scoperti da occhi (o chissà cos’altro) in grado d’intenderli e di apprezzarli.

Barabba Elettrolibri – una collana inesistente che non pubblica niente – fa uscire oggi un libro fatto di zero e di uno. Da leggere. O almeno da provarci.

Sull’acqua

Posted in Collegamenti, Immaginare, Parole by matteobenni on 6 dicembre 2013

Ancona, luglio 2009. Scaletta sulla spiaggia cittadina del Passetto.

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Isola di Stromboli, novembre 2008. Il faro del porto al tramonto.

Da qui.

Il giusto tempo

Posted in Collegamenti, Parole by matteobenni on 30 settembre 2013

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E’ uscito ieri, accompagnato da giusti festeggiamenti, il dodicesimo numero di Lahar Magazine. Una rivista bimestrale, pieghevole, gratuita e multiforma, fatta da persone capaci e aperta alla collaborazione di chi ha qualcosa da raccontare.

Ogni numero ruota attorno a un tema centrale, e quello scelto per quest’ultima uscita è La prima volta. Tra gli scritti pubblicati ce n’è anche uno che porta la mia firma. Si chiama Il giusto tempo, e inizia così.

Un piede premuto contro il muro di cemento, una mano aggrappata alla rete metallica, una spinta verso l’alto. Pochi istanti e mi ritrovo dall’altra parte.
Sono il primo a scavalcare la recinzione. E solo ora mi rendo conto che non ho mai fatto niente del genere: mi chiedo perché. Mancava la giusta occasione, forse. I giusti amici.
Il secondo a passare è Silvio, anche lui senza problemi. Marta invece fa più fatica. Non ha scarpe adatte. Mi arrampico di nuovo e le tendo una mano.
Oltre la rete, l’unico rumore è quello delle fronde che ondeggiano sulla cima degli alberi. Soltanto a quest’ora tarda, l’afa dell’estate ha voluto cedere il passo a un filo di vento.
Attraversiamo veloci l’erba bassa del prato fino alle piastrelle del bordo vasca. La piscina è uno specchio nero rischiarato appena del bagliore delle stelle. Niente luna questa sera.

Continua su Lahar Magazine.

303

Posted in Collegamenti, Parole by matteobenni on 25 settembre 2013

Non sono esattamente un esperto di fantascienza, ma il genere mi piace e quando capita mi faccio prendere volentieri da strane storie ambientate in futuri apocalittici o universi paralleli. Così quando quelli di Barabba hanno annunciato che anche per quest’anno stavano preparando un ebook collettivo e fantascientifico, ho voluto provare a inventarmi qualcosa.

Il libro si chiama L'(n+1)esimo libro della fantascienza, è uscito oggi e si scarica gratis nel formato che preferite (pdf, epub, mobi). Dentro ci sono svariate cose belle e a un certo punto, attorno a pagina trecento, compare anche un racconto firmato dal sottoscritto. Si intitola L’Oostvaard e il Conglomerato e inizia così.

Quando Sander Bos aveva iniziato a correre si era sentito uno stupido: bastava uno spazio troppo grande per farlo scappare. Scappare dove, poi? Perché correva? Non riusciva a capirlo. E al tempo stesso non riusciva a fermarsi.

L’istinto della fuga era arrivato di colpo, all’alba. Era il suo quinto giorno fuori dal Conglomerato.

La notte l’aveva passata appollaiato tra i rami di ungrosso albero. Il tronco emanava un piacevole odore dolciastro, uno dei tanti profumi che non aveva mai sentito prima. Quel posto ne era pieno.

Più che l’alba, a svegliarlo era stato il gracchiare di una famiglia di aironi color cenere che aveva trovato casa qualche ramo sopra la sua testa. Gli ci erano voluti alcuni secondi per ricordare come fosse finito lì, e qualche altro istante per considerare che ormai aveva perso del tutto il senso dell’orientamento.

Soon

Posted in Collegamenti, Immaginare, Parole by matteobenni on 20 settembre 2013

L'(n+1)esimo libro della fantascienza

Sconfitte, vittorie e ladri di bicliclette

Posted in Collegamenti, Parole by matteobenni on 1 luglio 2013

Su Plenum il tema di questo mese è Quel che resta dell’Italia e l’onore di firmare il pezzo di apertura è andato al sottoscritto. Il racconto si intitola Un’occasione buona per imparare una cosa o due e parla di scontri in piazza tra polizia e manifestanti, ma non solo. Inizia così.

Tra le mani ho una macchina fotografica, è una buona reflex con un obiettivo standard. In tasca, penna e taccuino. Un gruppo di manifestanti è fermo all’imbocco della piazza, scortato sui due lati da cordoni di carabinieri e polizia. In tasca ho anche un tesserino che mi identifica come giornalista.

I manifestanti sono studenti universitari. Indossano vestiti larghi, magliette, felpe. Alcuni hanno un casco da motorino allacciato alla cintura. Non sono molti, ma già abbastanza per riuscire a bloccare la strada.

Di solito non seguo questo genere di cronaca. Mi occupo di temi culturali, al massimo notizie di scienza. Un lavoro da scrivania. Ero nei paraggi, però, e mi hanno mandato qui. “Per controllare com’è la situazione”, hanno detto. Da una prima occhiata la situazione non è così tranquilla come si sperava.

Continua a leggere su Plenum.