Never mind the bee stings

Un’altra città

Posted in Collegamenti, Parole, Sì viaggiare by matteobenni on 27 maggio 2013

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Il susseguirsi di grandi spazi inutilizzati spezzati di tanto in tanto da aree su cui sorgono ville recintate, grandi costruzioni o anche solo gruppi di abitazioni con il tetto in lamiera è uno degli elementi che rende questa parte d’Africa inconfondibile e unica. E’ un tratto distintivo che dà un volto al paesaggio, esattamente come in Italia i campi ancora divisi dall’antica centuriazione romana caratterizzano l’aspetto della Pianura Padana.

 

Su No Borders Magazine è uscita la seconda parte (qui la prima) del mio racconto-resoconto da Dar es Salaam. A piedi e su pericolosi mezzi a motore attraverso i mutevoli paesaggi di una metropoli africana che affaccia sull’Oceano Indiano.

Un tetto di lamiera

Posted in Collegamenti, Parole, Sì viaggiare by matteobenni on 20 maggio 2013

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Un po’ di mesi fa ho accompagnato la morosa in Tanzania per un paio di settimane. Al ritorno ho scritto una cosa lunga per provare a raccontare qualcosa di Dar es Salaam, la città più grande del paese. Oggi, su No Borders Magazine, c’è la prima parte (di due) del racconto. Inizia così.

 

Dal tetto dell’ostello si vedono case in ogni direzione, interrotte soltanto a est dalla striscia blu dell’oceano. Sono case basse, dai colori chiari. Case piccole, perlopiù. Chiuse da tetti in lamiera e sparse senza uno schema preciso: ammassate vicine in alcune zone, rade e isolate in altre. Accanto a loro c’è la presenza costante delle palme, che svettano alte nelle loro chiome di foglie larghe.

L’impressione, mentre mi guardo intorno, è di essere al centro della città, di essere immerso in essa, di farne parte. Ma le mappe mi dicono che così non è. È periferia, questa. E il centro è talmente lontano che non lo si riesce neppure a scorgere all’orizzonte.

Quell’impressione diventa allora smarrimento. La consapevolezza di essere riuscito ad afferrare molto poco di questo posto. Troppo poco.

 

Continua su No Borders Magazine.

Gente che ci è piaciuta al London Popfest – #2 The Garlands

Posted in Sì viaggiare, Solo canzonette, Sul palco by matteb83 on 11 marzo 2013

I Garlands sono svedesi, hanno all’attivo un ottimo album omonimo e se cercandoli su Google siete finiti sul sito di una inquietante casa di riposo a Barrington, Illinois, tranquilli, capita anche ai migliori.

Autori di un indie pop diretto e senza fronzoli, canzoni sempre sotto i tre minuti con in primo piano chitarre jangly e dolce voce femminile, il loro set è  asciutto e veloce esattamente come la loro musica. Ma non per questo non si fanno notare. Anzi, nell’affollata seconda giornata del festival sono uno dei nomi che più resta impresso nella memoria.

Semplicità e ottime melodie, soprattutto quando si parla di indie pop, restano gli ingredienti fondamentali. E più difficili da trovare.

Gente che ci è piaciuta al London Popfest – #1 Young Romance

Posted in Sì viaggiare, Solo canzonette, Sul palco by matteb83 on 6 marzo 2013

Il primo gruppo della prima sera del festival (che il festival sia grande o piccolo – e in questo caso è molto piccolo) è comunemente il più sfortunato. Di solito si tratta di un nome sconosciuto o quasi, ha l’arduo compito di spezzare il ghiaccio e sarà succeduto nel corso della serata e delle giornate successive da decine di altre band, rischiando di lasciare nella memoria dell’indaffarato spettatore solamente un ricordo vago e annacquato.

Tutto considerato, quindi, gli Young Romance se la sono cavata più che bene, visto che alla fine dei giochi si sono rivelati di gran lunga i più convincenti tra le quattro band in scaletta nella serata di venerdì.

Lei alla voce e scarna batteria, lui alla chitarra, sono saliti sul piccolo palco che ancora metà della gente stava sorseggiando birra al banco o direttamente fuori dal locale (un anonimo pub da qualche parte a Londra sud). Il loro è un power pop in qualche modo trattenuto, suonato con una strana timidezza impacciata, ma allo stesso tempo gettato in pasto a chi ascolta in modo molto sicuro. E le canzoni in questo modo escono fuori rumorose ma piacevolmente morbide, decise ma anche sfuggenti.

All’attivo al momento hanno un singolo uscito in digitale lo scorso anno per la EardrumsPop e disponibile in download gratuito. Tre canzoni perfette per farsi un’idea di cosa sono capaci questi più che promettenti Young Romance.

 

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Posted in Sì viaggiare, Solo canzonette by matteb83 on 8 gennaio 2013

Loro si chiamano The Royal Concept, sono quattro ragazzoni svedesi, e hanno tutte le carte in regola per farsi conoscere ben oltre la loro natia Stoccolma. Proprio al Debaser di Stoccolma, storico rock club cittadino, ho avuto la fortuna di vederli poche sere fa, in chiusura di un breve ma splendido soggiorno natalizio svedese. A giudicare dall’affluenza massiccia e dal calore del pubblico, la scena locale l’hanno già conquistata, ma quello che più colpisce guardandoli dimenarsi sul palco è la loro anima da perfette rockstar, quasi d’altri tempi. Sbruffoni, atletici, piacioni ed esaltati, ma anche capaci – al momento giusto – di non prendersi per niente sul serio, ad esempio decidendo di chiudere il concerto con una impeccabile (e improbabile) cover di Last Nite degli Strokes.

Al momento hanno all’attivo un EP omonimo che in verità rende poca giustizia a quanto sono capaci di fare sul palco e rischia di farli catalogare troppo in fretta come cloni appena più esuberanti dei Phoenix. Da quello che ho visto dal vivo, invece, i termini di paragone da tirare fuori sono molto più inglesi e includono band come Wombats o Two Door Cinema Club, ma con una più spiccata propensione verso l’uso di tastiere e synth. E con meno malinconia anglosassone. Insomma, da tenere d’occhio.

Iniziare da qui (non è affatto male)

Posted in Sì viaggiare by matteb83 on 7 gennaio 2013

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Atterrando

Posted in Sì viaggiare, Scemenze by matteb83 on 29 ottobre 2012

 

Il video in time-lapse degli aeroplani che a decine si mettono in coda in attesa di atterrare all’aeroporto londinese di Heathrow è una delle cose più ipnotiche che mi sia capitato di vedere ultimamente.

Via Notcot.

Fine dell’intervallo (sono stato qui, qui e qui)

Posted in Immaginare, Sì viaggiare by matteb83 on 21 agosto 2012

 

The beautiful ones

Posted in Parole, Sì viaggiare, Solo canzonette, Sul palco by matteb83 on 14 giugno 2012

Siamo stati – la morosa ed io – all’Optimus Primavera Sound, neonato gemello portoghese del Primavera Sound di Barcellona,  e le cose da raccontare sarebbero parecchie. Dalla classe infinita degli Yo La Tengo al pessimo concerto dei Drums, dallo spettacolare set dei Flaming Lips al forfait causa pioggia dei Death Cab For Cutie, dai divertentissimi Kings Of Convenience ai Beach House, relegati in un palco troppo piccolo per la loro fama. E ancora, le bellissime nuove canzoni degli XX, gli ottimi I Break Horses, un Lee Ranaldo in gran forma.

Mi limito invece a due menzioni particolari, dedicate alle due band che più hanno lasciato il segno nella nostra tre gioni al verdissimo Parque da Cidade di Porto.

La prima è per i Suede, nome di punta della giornata di apertura del festival. Li ho sempre ascoltati poco e la loro reunion, risalente a ormai un paio di anni fa, mi aveva lasciato piuttosto indifferente. Il piano era quindi sedersi in cima alla collina di fronte al palco principale e riposarsi una mezz’ora ascoltando distrattamente il concerto.

Dopo un paio di canzoni, però, eravamo già in piedi. Brett Anderson e soci hanno regalato un’ora e mezza di set irresistibile: suoni impeccabili, grinta e classe da vendere. Da ogni parte traspirava – ed è questo che ci ha colpito e conquistato tanto – una passione mai sopita per quelle canzoni e per quella musica.

Il senso ultimo di una reunion credo stia proprio qui: dimostrare – a se stessi e al pubblico – di avere ancora qualcosa da dire. E i Suede, senza alcun dubbio, ci sono riusciti.

Poi ci sono i Bigott, nome rivelazione del nostro Primavera Sound portoghese. Loro sono spagnoli, di Saragozza, e a guidarli è un tale Borja Laudó, buffo signore barbuto dalla voce profonda e dotato di notevoli movenze ballerine.  Le loro canzoni sono pasticci pop che mescolano il folk più giocoso a certi ritmi dritti degli anni ’80 (o meglio del revival degli anni ’80, che ormai è un genere a sé). E su tutte svetta Cannibal Dinner: piccola hit tanto contagiosa da diventare immediatamente l’inno più o meno ufficiale del festival.

Mondi dall’alto

Posted in Sì viaggiare by matteb83 on 1 dicembre 2011

Un misero 9 su 25. Non è andata proprio bene la mia prova con il Google Earth Puzzle proposto da The Atlantic. Mi consolo convincendomi che il gioco non sia semplicissimo, che il più delle volte tocca tirare a indovinare e che più che il risultato conta il fascino regalato da quei venticinque scorci di mondo fotografati dall’alto.